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sabato 17 maggio 2008

Modifiche legge elettorale europea

Per la legge elettorale europea sarebbero necessarie alcune modifiche:


Possibilità di una sola preferenza
Nessun sbarramento numerico in percentuale.
Lo sbarramento si deve verificare permettendo l’assegnazione dei seggi a quelle liste che raggiungono il quorum intiero per ottenere almeno un seggio in una qualsiasi circoscrizione elettorale.
Nessuna possibilità di apparentamento

Delucidazioni sui calcoli per la assegnazione dei seggi alle liste.

In ogni circoscrizione si sommano tutti i voti validi e questi vengono divisi per il numero di seggi attribuiti per legge alla circoscrizione elettorale medesima.
Il risultato ottenuto, considerando solamente la parte intera, rappresenta il divisore elettorale circoscrizionale.
Il numero di voti validi di ogni lista in una circoscrizione elettorale vengono divisi dal divisore elettorale circoscrizionale corrispondente.
Solo le liste, che in questa prima operazione hanno ottenuto in almeno una circoscrizione elettorale un quorum uguale o superiore all’unità, possono partecipare all’assegnazione dei seggi a livello nazionale.
Vengono sommati i voti validi a livello nazionale di tutte le liste a cui possono essere assegnati dei seggi.
Questa somma viene divisa per il numero dei parlamentari europei assegnati allo stato italiano, il risultato ottenuto senza decimali viene denominato il quorum elettorale nazionale.
La somma dei voti a livello nazionale di ciascuna lista, ammessa all’assegnazione, viene diviso per il quorum elettorale nazionale e si ottiene il numero intero di seggi da assegnare alle liste medesime. I seggi rimasti vengono assegnati ai migliori resti calcolati con cinque cifre decimali.
In ogni circoscrizione elettorale si sommano i voti validi delle liste che hanno il diritto di avere attribuiti dei seggi, e vengono divisi per il numero dei seggi che la circoscrizione elettorale medesima ha assegnati per legge.
Il risultato ottenuto è il reale divisore circoscrizionale.
In ogni circoscrizione si dividono i voti delle liste ammesse al riparto dei seggi per il reale divisore circoscrizionale e si ottiene il numero intero dei seggi da assegnare. Quelli rimasti si attribuiscono ai resti migliori (cinque cifre decimali).
Per ogni lista si sommano tutti i seggi che sono atti assegnati a livello circoscrizionale e si confrontano con il numero dei seggi attribuiti a livello nazionale.
Nel caso che una lista abbia ottenuto a livello di circoscrizioni elettorali un numero di seggi superiore di quanti sono spettanti a livello nazionale, vengono detratti i seggi risultanti in numero superiore partendo dai seggi ottenuti nelle circoscrizioni con il resto minore e continuando in modo crescente.
Nel caso che una lista abbia ottenuto a livello di circoscrizione elettorale un numero di seggi inferiore di quanti sono spettanti a livello nazionale, vengono aggiunti i seggi risultanti in meno partendo dal resto non usufruito ottenuto nelle circoscrizioni con la cifra maggiore e continuando in modo decrescente. Questa operazione considera che l’aggiunta di questi seggi deve avvenire solamente in circoscrizioni elettorali dove non sono stati risultino tutti i seggi spettanti.

venerdì 28 marzo 2008

ABOLIAMO LE PROVINCE

Programma della lista:

ABOLIAMO LE PROVINCE

MENO SPRECHI, MENO TASSE

La lista “ABOLIAMO LE PROVINCE, MENO SPRECHI MENO TASSE”

nasce dalla volontà di un gruppo di cittadini esasperati dalla inefficienza e incompetenza della classe politica che ci rappresenta.

Una vera e propria “casta” a cui tutto è dovuto, ma che è mantenuta da noi cittadini, con una imposizione fiscale assillante, economicamente non più sopportabile.

Un paese che desidera tenere il passo con le altre potenze economiche mondiali deve tagliare tutte quelle spese inutili, di matrice politica, che incidono profondamente sulla pressione fiscale complessiva, riducendo in maniera determinante il reddito dei cittadini.

Molte parole si sono spese, nel corso degli anni e da parte di tutte le forze politiche, per limitare le spese improduttive, quelle che, di fatto, mantengono in vita una classe politica inamovibile e fine a se stessa.

La speranza di una politica al servizio dei cittadini è stato rimpiazzato dal vecchio concetto del cittadino-suddito, vessato dai nuovi “signori”.

Nuovi “signori” assai più avidi che nel passato, quando si accontentavano di prelevare al suddito la cosiddetta “decima”, cioè la decima parte della ricchezza prodotta.

La situazione è tale che impone un drastico cambiamento in tutto il paese, con l’obbiettivo di razionalizzare le spese, sopprimendo gli enti inutili, incapaci di offrire servizi ai cittadini.

Un esempio emblematico sono le province.

Oggi non sono che un ulteriore costo inserito tra i comuni e le regioni, con la creazione e il mantenimento di organismi politici (consiglieri provinciali, commissioni consiliari, assessori, presidenti ecc.) totalmente superflui.

Le attuali competenze possono essere svolte o dalle regioni o direttamente dai comuni, senza bisogno di creare altri enti politici-amministrativi.

La nostra richiesta di abolire le province, tutte le province, la porteremo ai più alti livelli, ma senza alcuna forma di autolesionismo.

Noi amiamo la terra astigiana, la sua cultura, la sua lingua, il suo patrimonio artistico, il suo vino, la sua cucina, i suoi paesaggi, le colline, i suoi paesi, la sua gente.

Questa è la vera provincia di Asti, non la classe politica che la sfrutta.

Al governo della provincia di Asti, la nostra lista provvederà a ridurre sia il numero di assessori, sia gli stipendi, si utilizzeranno le professionalità presenti tra i dipendenti invece che affidare costosi incarichi a terzi, e si farà tutto quanto possibile per portare ad una diminuzione dei costi e, di conseguenza, ad una diminuzione delle imposte pagate dai cittadini.

L’abolizione delle province permetterà un maggior potere dei comuni, specialmente quelli minori.

In tal modo si valorizzerà e si rafforzerà quella civiltà dei comuni che è parte integrante della cultura e della storia della nostra terra.

Al governo della provincia porteremo l’istanza di diminuzione delle imposte e delle tasse a tutti i livelli, sia regionali che nazionali.

La diminuzione di spesa che si otterrebbe dalla soppressione degli enti inutili o superflui, dalla riduzione dell’occupazione politica del sistema, dalla diminuzione della spesa della politica nello Stato, determinerebbe riduzioni fiscali ed agevolazioni, aumentando le disponibilità finanziarie dei cittadini.

La diminuzione di imposte e tasse sarebbe possibile in questi termini: la deduzione dall’imponibile della denuncia dei redditi per i figli a carico fino a 21 anni deve essere aumentata di 5000 euro per ogni figlio; la deduzione per altri familiari a carico va aumentata di altri 3000 euro oltre la attuale; per le famiglie con figli minori di 21 anni a carico diminuzione dell’interesse bancario sul mutuo per la prima casa al 0,2%; deduzione dall’imponibile dell’80% delle tasse scolastiche; deduzione dall’imponibile fino ad un massimo di 500 euro annuale per ogni nucleo familiare inerente alla spesa dell’energia elettrica; deduzione dall’imponibile da 100 euro fino a 300 euro per persona per il riscaldamento, a seconda della fascia climatica del comune in cui si ha la residenza; deduzione dall’imponibile dell’importo dell’affitto per abitazione principale fino ad un massimo di 150 euro mensili per persona; deduzione dell’imponibile frazionati in 5- 10 anni del 60% delle spese di ristrutturazione straordinaria della prima casa; aumento della detrazione delle spese mediche; eliminazione dell’ICI sulla prima casa; riduzione dell’IVA al 4% per le spese di ristrutturazione della prima casa; ogni cittadino con patente di guida avrà diritto ad avere 200 litri di carburante all’anno con le accise ridotte dell’80%; tassa di circolazione diminuita dell’80%; tassa sul passaporto diminuita dell’80%; canone RAI diminuito dell’ 80%, IVA sui libri scolastici diminuita al 4%.

La strada per non essere più sudditi comincia da qui:

ABOLIAMO LE PROVINCE, MENO SPRECHI MENO TASSE!!!

giovedì 14 febbraio 2008

Situazione previsioni elettorali a metà febbraio

14 febbraio 2008
Il disegno di queste votazioni è quello di permettere l’inizio di una radicale riforma, onde diminuire le spese di gestione dello stato, orma strangolato causa i problemi economici.
Eliminare tutti i partiti che fanno un riferimento specifico alle parole : destra e sinistra.
L’ultimo partito che si dichiara apertamente ideologico ha abolito il simbolo della falce e martello.
Lo scopo dei padroni delle finanze europee è quello di creare due grandi partiti; e con la vasta gamma di copertura elettorale con cui sono sostenuti, ricercare le riforme, senza dover temere la strumentalizzazione della parte avversa cavalcante gli aspetti negativi dei provvedimenti.
Anche dopo queste votazioni sorgerebbe il pericolo di una non sicura maggioranza; questo sarebbe la scusante necessaria per giustificare l’unione nel governo dei due partiti maggiori.
Nelle ultime votazioni del 2006 la CDL ottenne 155 senatori.
La legge elettorale in vigore stabilisce un numero di senatori da eleggere, il vincitore nella regione medesima ottiene il premio di maggioranza, e tutte le minoranze si dividono i senatori rimasti.
Con una proiezione alla luce della situazione di questo momento, nel Senato i seggi assegnati non si discostano di molto da quelli della ultima elezione.
Il concetto del calcolo di tendenza è stato basato su queste supposizioni.
Il Popolo delle Libertà ha un grande capacità di attirare dei voti aumentando la percentuale di voti, anche perché, nella sinistra in genere, vi saranno delle astensioni aumentanti automaticamente di riflesso le percentuali del PDL.
L’UDC non si è alleata con il PDL e questo ultimo ne soffrirà in parte; anche se non interamente, in quanto in una competizione bipolare, mascherata da bipartitica, diversi elettori saranno portati a votare i due partiti maggiori.
Si è pronosticato che la Sinistra arcobaleno avrà una forte flessione di voti, anche se dovrebbe avere un aumento di consenso grazie ai fuoriusciti dal vecchio PD che hanno seguito Mussi.
Ma le astensioni determineranno questa riduzione.
Il Partito Democratico, nella simulazione è stato invece ricavato dalla somma delle percentuali dei DS e della Margherita ottenuti nel 2006, aumentata in quanto molti votanti sono portati a votare un partito grande, non volendo disperdere i voti.
Inoltre si è calcolato l’aggiunta di Di Pietro che è stato ultimamente molto sponsorizzato televisivamente. .
L’UDC invece difficilmente riuscirà a mantenere le percentuali che ha avuto nel 2006, danneggiata da un eventuale intervento del movimento della Rosa Bianca e la non assoluta fedeltà dei suoi vecchi elettori. L’unica regione dove aumenterà le percentuali sarà in Sicilia.
La Destra di Storace, la Rosa nel pugno, i socialisti ed altri eventuali non sono stati considerati nella assegnazione dei seggi senatoriali in quanto non raggiungeranno, in nessuna regione, l’8% necessario per superare lo sbarramento.
Da tutto questo nasce il problema.
Il Popolo delle Libertà vincerà in tutte le regioni in cui si era affermato la CDL e pertanto il numero dei senatori conquisti rimarrà uguale.
Però il non incameramento dell’UDC pregiudica come poche saranno le regioni strappate dal Popolo delle Libertà al Partito Democratico erede del centrosinistra.
Queste conquiste determineranno un aumento di nove senatori.
Però esiste un problema: nelle regioni dove il Partito Democratico vincerà, il Popolo delle Libertà dovrà dividere i seggi della minoranza con gli eventuali seggi conquistati dalla Sinistra arcobaleno e pertanto diminuiranno i seggi senatoriali ottenuti in quelle regioni.
Così allo stato attuale il Popolo delle libertà rispetto alla CDL avrà solamente pochi senatori in più.
Troppo poco per affrontare le riforme.
Questa è la scusante basilare affinché Berlusconi e Veltroni , per salvare , a loro parere l’economia italiana, dovranno unirsi in un governo tecnico di emergenza.
Aspettiamo i sondaggi per confutare o confermare questi calcoli.

martedì 25 dicembre 2007

Ricorso seggi senato votazioni 2006

Vi è un ricorso della Rosa nel Pugno per le votazioni politiche al Senato .

Il ricorso è stato effettuato in quanto detta lista non ha ottenuto senatori, non avendo superato lo sbarramento del 3% a livello regionale necessario alle liste in coalizione.
Per le liste non coalizzate ma singole lo sbarramento era dell’8% a livello regionale .
Ora il ricorso si riferisce per una interpretazione delle legge qui riportata nel tratto inerente al riparto dei seggi al Senato.

http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/dossier/legge_elettorale/nuova_legge_petrillo.html
4.2. Il riparto dei seggi è effettuato, ex art. 16 T.U. Senato, con metodo proporzionale (secondo la tecnica dei quozienti interi e dei più alti resti) salvo che nessuna lista o coalizione abbia conseguito, ad una prima attribuzione, il 55% dei seggi previsti per la regione considerata (con arrotondamento all’unità superiore), e nel rispetto di diverse soglie di sbarramento.
Accedono, infatti, al riparto dei seggi solo:
1. le liste non coalizzate che abbiano conseguito almeno l’8% dei voti validi su base regionale;

2. le coalizioni che “ siano composte da almeno 1 lista che abbia conseguito almeno il 3% dei validi a livello regionale.
1. abbiano conseguito, sommando i voti di tutte le liste che la compongono, almeno il 20% dei voti su base regionale e
2. siano composte da almeno 1 lista che abbia conseguito almeno il 3% dei voti validi su base regionale;
Nell’ambito delle coalizioni che soddisfino tali requisiti, accedono al riparto dei seggi solo quelle liste che abbiano conseguito almeno il 3% dei voti validi su base regionale. Non sono previsti meccanismi di “ripescaggio” come quello del “miglior perdente” previsto alla Camera.
Nell’ambito, invece, delle coalizioni che non soddisfano i requisiti di cui sopra, accedono comunque al riparto dei seggi le liste che singolarmente abbiano ottenuto almeno l’8% dei voti su base regionale.

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Il punto che viene attaccato dal ricorso è nella frase “””””siano composte da almeno 1 lista che abbia conseguito almeno il 3% dei voti validi su base regionale””””
Ossia asseriscono che se una coalizione ha assunto almeno il 20%, deve però avere nel suo interno una lista che abbia raggiunto il 3%.
Allora escono con il ragionamento che in questo caso tutti i seggi assegnati alla coalizione verrebbero presi dalla unica lista che supera il 3%.
E nella legge non è detto che i seggi vengono presi da quella sola lista.

Ma.
La legge in quel caso avrebbe dovuto fare un esempio, e gli esempi non vengono fatti per legge.
La frase “avere almeno una lista al 3%” significa che i voti assegnati alla coalizione abbiano un riscontro di almeno una lista all’interno della coalizione in possesso del diritto di conseguire tali seggi.

Ossia parlando di una sola lista non si da il via libera a liste con percentuali inferiori allo sbarramento, ma si riafferma come lo sbarramento del 3% sia in effetti il punto fondamentale per avere il diritto di ottenere i seggi.

Pertanto si stanno arrampicando sugli specchi.
Se poi i seggi verranno assegnati, non bisogna stupirsi, siamo in italia.

giovedì 29 novembre 2007

PROPOSTA LEGGE ELETTORALE DEL PD


La legge elettorale proposta dal Partito Democratico è articolata nei seguenti punti.
Lo Stato viene diviso in un numero di collegi pari alla metà dei seggi parlamentari da assegnare.
Essendo i parlamentari 630 , detratti il deputato della Val d’Aosta e i 12 deputati eletti all’estero, i rimanenti sono in numero dispari. Pertanto per equilibrare il sistema occorre diminuire od aumentare di un seggio quelli attribuiti all’estero. In tal modo nello Stato i parlamentari da eleggere diventano in numero pari e si può matematicamente ottenere un numero intero di collegi.
I collegi vengono raggruppati in numero di sei, sette o otto e formano le circoscrizioni.
In ogni circoscrizione vengono eletti un numero di seggi pari al doppio dei collegi raggruppati ossia la circoscrizione con 6 collegi elegge 12 deputati, quella con 7 collegi elegge 14 deputati, quella con 8 collegi elegge 16 deputati. .
In ogni collegio la scheda elettorale porta i simboli dei partiti che si presentano nei collegi. Ogni simbolo riporta a fianco il nome del candidato detto “ candidato del maggioritario”.
Sotto ad ogni simbolo inoltre sono riportati i nomi dei candidati detti “del proporzionale” che sono in numero non superiore al numero dei collegi della circoscrizione o non in numero inferiore al 40% del numero dei collegi della circoscrizione.
La lista dei candidati del proporzionale per ogni simbolo è identica nella scheda di tutti i collegi della circoscrizione.
L’elettore vota su una scheda unica e segna una croce sul simbolo che desidera votare.
Il candidato che nell’ambito del collegio riceve più voti, viene eletto come deputato del maggioritario. Pertanto il numero degli eletti del maggioritario per ogni circoscrizione è pari al numero dei collegi.
In ogni circoscrizione si sommano i voti che ogni simbolo ha ricevuto nei collegi appartenenti alla circoscrizione medesima.
I risultati delle varie somme corrispondenti ai simboli vengono sottoposte al sistema D’Hondt e si assegnano tutti i seggi spettanti a tutta la circoscrizione. Tali seggi, è inteso, sono in numero doppio del numero dei collegi.
Da questi numeri di seggi assegnati per ogni simbolo vengono sottratti i seggi che tale simbolo ha già conquistato attraverso il maggioritario.
Il numero di seggi ottenuti per differenza possono essere uguale a zero, ad allora al simbolo non si fanno altre assegnazione di seggi. Può essere un numero positivo e questo rappresenta il numero di seggi che si devono assegnare nel proporzionale.
I seggi ottenuti in tal modo vengono assegnati ai candidati del maggioritario che non sono stati eletti partendo da chi ha il numero elettorale ( percentuale) maggiore.
Nel caso rarissimo che una lista consegue come maggioritario un numero di seggi superiore a quello che le spetterebbe come proporzionale, allora nella distribuzione dei seggi di tutta la circoscrizione, effettuata con il sistema D’Hondt, si conteggiano i seggi aspettanti alla circoscrizione meno i seggi in più che ha la lista succitata.
Nel caso che una lista abbia assegnati proporzionalmente un numero superiore dei candidati del maggioritario allora quelli in più vengono assegnati alla lista del proporzionale partendo dal primo in lista, essendo lista bloccata.

Considerazioni sulle incongruenze della proposta di legge elettorale.
Primo.
Con il sistema D’Hondt, si verifica che l’ultimo seggio assegnato in genere avviene su un numero di voti che calcolato in percentuale sul numero totale dei voti validi della circoscrizione, rappresenta teoricamente il valore dello sbarramento.
Esempio la circoscrizione con 16 seggi da assegnare determina uno sbarramento del 5,1% sotto il quale è praticamente impossibile ottenere un seggio.
La circoscrizione con 14 seggi da assegnare determina uno sbarramento del 5,8 sotto il quale è praticamente impossibile ottenere un seggio.
La circoscrizione con 12 seggi da eleggere determina uno sbarramento del 6,4 sotto il quale è praticamente impossibile ottenere un seggio.
Da questi sbarramenti naturali ottenuti con il sistema D’Hondt si evince che non vi è una uniformità di sbarramenti sul territorio.
Secondo.
L’assegnazione dei seggi avviene non considerando le preferenze. Vengono assegnati i seggi del maggioritario solamente in funzione del voti che si ottengono rispetto alla percentuali degli altri collegi..
I seggi assegnati ai candidati del maggioritario attraverso il conteggio del proporzionale vengono attribuiti attraverso le percentuali che riceve ciascuno nel proprio collegio.
Pertanto tutti nominativi sono indicati e bloccati dalle segreterie dei partiti.
Nella rara ipotesi che si debba arrivare a designare un seggio ad un nominativo della lista del proporzionale, anche questa è bloccate e si segue nell’assegnazione l’ordine in cui i nominativi appaiono in lista.
Terzo.
Attualmente le circoscrizioni elettorali non superano il confini delle regioni .
Ora se per equilibrio si vuole che tutte le circoscrizioni si mantengono nelle proporzioni suggerite dalla proposta legislativa, si determina che molte circoscrizioni dovranno forzatamente essere a cavallo di due regioni. Inoltre non tutte le regioni hanno assegnati un numero pari di deputati.
Sarebbe oltremodo disdicevole, non corretto ed ingiusto uscire da questi parametri di grandezza dei collegi come indicato .
Considerazioni.
Se i due partiti maggiori superano entrambi il 25% dei voti a livello nazionale si determina che è molto difficile per uno dei due partiti ottenere la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari a livello nazionale se non supera il 43% dei voti in totale.
Infatti per ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari occorre che come minimo nel 50% delle circoscrizioni abbia assegnato un seggio in più della meta dei seggi.

sabato 24 novembre 2007

DISCUSSIONE SU LEGGI ELETTORALI


Si sta studiando un nuovo sistema elettorale.
I due partiti maggiori PD e PDL guadagnerebbero di più come numero di seggi applicando la legge elettorale risultante dall’esito positivo del referendum.
Il premio di maggioranza aspetterebbe al simbolo del partito maggiore e conseguentemente, di riflesso per ottenere un risultato,gli elettori devono abbandonare i partiti minori, in quanto sarebbe un voto sprecato.


Vi è anche una proposta delle sinistre nell' adottare il sistema spagnolo, che appoggia la sua caratteristica nel dividere lo Stato in piccoli collegi elettorali, con l’assegnazione dei seggi attraverso il sistema d’Hondt, e perdita dei resti non conteggiabili con quelli di altri collegi.
Come avviene attualmente nelle votazioni per il Senato.
Con il calcolo dei seggi attraverso il sistema d’Hondt, con basse percentuali di voti, diventa difficile ottenere un seggio in una circoscrizione.
Non devono essere ammessi gli apparentamenti.
Ossia ogni lista ha un simbolo solo. Inoltre ha tanti candidati quanti sono i seggi da assegnare nel collegio.
Si possono dare le preferenze.
Con la possibilità di concedere le preferenze diventa molto difficile, nel caso si dovessero presentare due o più partiti sotto il medesimo simbolo ottenere l’assegnazione del seggio alla persona desiderata.


Si allega uno schema che riporta le circoscrizioni in cui si dovrebbe dividere lo Stato.

Molise…………seggi 4……coll. 1 da 4 seggi
Basilicata.…..seggi 7……coll. 1 da 3 seggi + 1 da 4 seggi
Umbria……….seggi 9..….coll. 1 da 4 seggi + 1 da 5 seggi
Trentino……..seggi 10… coll 2 da 5 seggi
Friuli……………seggi 13….coll 2 da 4 seggi + 1 da 5 seggi
Abruzzo……..seggi 14…..coll 1 da 4 seggi + 2 da 5 seggi
Lombardia 3..seggi 15….coll 3 da 5 seggi
Lazio 2…….….seggi 15…..coll 3 da 5 seggi
Marche……….seggi 16… coll 4 da 4 seggi
Liguria..........seggi 18…..coll 2 da 4 seggi + 2 da 5 seggi
Sardegna…….seggi 18…..coll 2 da 4 seggi + 2 da 5 seggi
Veneto 2……..seggi 19….coll 1 da 4 seggi + 3 da 5 seggi
Piemonte 2…seggi 22…..coll 3 da 4 seggi +2 da 5 seggi
Calabria……...seggi 22… coll 3 da 4 seggi + 2 da 5 seggi
Piemonte 1….seggi 24…..coll 6 da 4 seggi
Sicilia 1.........seggi 26…..coll 4 da 4 seggi + 2 da 5 seggi
Sicilia 2........seggi 28…..coll 7 da 4 seggi
Veneto 1 …….seggi 28…..coll 7 da 4 seggi
Campania 2..seggi 28…..coll 7 da 4 seggi
Campania 1..seggi 33…. coll 2 da 4 seggi + 5 da 5 seggi
Toscana.......seggi 38…..coll 7 da 4 seggi + 2 da 5 seggi
Lombardia 1 seggi 41…..coll 4 da 4 seggi + 5 da 5 seggi
Lazio 1……….seggi 41…..coll 4 da 4 seggi + 5 da 5 seggi
Lombardia 2.seggi 41….coll 4da 4 seggi +5 da 5 seggi
Emilia…………seggi 43...coll 2 da 4 seggi + 7 da 5 seggi
Puglia…………seggi 44….coll 1 da 4 seggi + 8 da 5 seggi

La distinta porta nella prima colonna il nome della circoscrizione, a fianco il numero dei deputati da assegnare e poi ulteriormente i collegi in cui è divisa la circoscrizione.
““coll”” abbreviazione di collegi.
Il numero dei collegi hanno riportato a fianco il numero dei seggi che aspettano a detti collegi.
La assegnazione dei seggi nei nuovi collegi di ogni circoscrizione deve essere calcolata con il sistema D’Hondt.
Ne deriva che occorrono delle alte percentuali per ottenere almeno un seggio in un collegio.
Infatti i voti non vengono conteggiati fuori del collegio in cui sono stati espressi.
Conseguentemente in linea teorica si ha la seguente previsione per ottenere almeno un seggio

Collegi con 4 seggi da eleggere…. Percentuale minima 16%
Collegi con 5 seggi da eleggere….. Percentuale minima 14%
Collegi con 6 seggi da eleggere….. Percentuale minima 12%
Conseguentemente nasce in modo autonomo un alto sbarramento ed inoltre vi è per i partiti piccoli la certezza di una forte perdita di voti diventati inutilizzabili in moltissime circoscrizioni.

PREVISIONI
A parità di numero di voti conseguiti nelle politiche del 2006 risulterebbe la sparizione dei partiti:
Rosa del pugno
Democrazia cristiana,
Verdi
Comunisti italiani
Di Pietro
Udeur
Gli altri partiti otterrebbero
Lega 9 parlamentari (perché ha i voti concentrati in alcuni collegi).
Rifondazione 6 parlamentari
SVP 3 parlamentari
An + Udc ( separati) 33 parlamentari
PDL 288 parlamentari
PD 275 parlamentari
Il tutto con un errore totale al massimo di 8 parlamentari.

Il problema è quello di individuare quali spostamenti di voti si avrebbero se molti elettori abbandonano i partiti piccoli perché considerati ininfluenti.
Lo spostamento dei seggi per i partiti piccoli avvengono principalmente tra di loro, essendo difficilmente possibile sottrarli ai due grandi partiti.
Comunque è matematicamente impossibile, per i piccoli partiti tutti insieme avere assegnati un numero maggiore di 57 seggi.
Ma questa è solo una astrazione matematica.

SISTEMA ELETTORALE TEDESCO



La legge elettorale alla tedesca viene contrabbandata come una legge in cui l’elettore può esprimere una preferenza. Questo non è vero. Il Parlamento tedesco è formato da 598 parlamentari. Il territorio è diviso in 299 collegi.
In ogni collegio viene candidato dai partiti un solo nominativo.
Chi ottiene più voti nel collegio viene eletto.
Con questo modo si eleggono 299 parlamentari.

L’elettore può esprimere un secondo voto. Questa seconda votazione è di maggior importanza in quanto stabilisce la percentuale e conseguentemente il numero dei seggi da attribuire a ciascun simbolo secondo i voti ricevuti.
I calcoli vengono effettuati sul numero complessivo dei parlamentari ossia del numero di 598.

Stabilito il numero dei seggi aspettanti a ciascun partito, a questo numero si sottrae il numero di eletti di quel partito attraverso il maggioritario dei 299 collegi. I seggi che rimangono da questa sottrazione dei seggi del maggioritario dei collegi, vengono assegnati a delle liste bloccate seguendo l’ordine in cui sono elencati nelle lista.

Eccezioni.
Non possono partecipare alla suddivisione dei seggi i partiti che non hanno superato lo sbarramento del 5% dei voti validi.
Il partito che ha ottenuto nei collegi maggioritari almeno 3 seggi , può partecipare alla suddivisione dei seggi su scala nazionale nel sistema proporzionale anche se non ha raggiunto il 5% dei voti su scala nazionale. .
I seggi ottenuti con il maggioritario ma non appartenenti a partiti che hanno usufruito della suddivisione proporzionale dei seggi, non potendo essere assegnati nel numero dei 598 parlamentari, per non danneggiare la suddivisione matematica proporzionale dei partiti, vengono assegnati in più fuori dal numero dei 598.
In tal modo il parlamento aumenta il numero dei suoi deputati. Potrebbe verificarsi che dei partiti, col calcolo dei seggi elettorali attraverso il proporzionale, abbiano assegnato un numero inferiore a quelli ottenuti nei collegi maggioritari.
Allora i seggi in più risultanti dalla differenza seggi ottenuti col maggioritario meno i seggi ottenuti con il proporzionale vengono considerati fuori dal numero di base di 598.

Considerazioni.
Primo:Tale legge elettorale non può essere applicata in italia in quanto il numero dei deputati non può variare.
Secondo: l’aggiunta di seggi al di fuori di quelli conteggiati per il proporzionale ( 598), variano la percentuale degli altri partiti nel numero dell’assegnazione dei seggi.
Terzo : in italia sarebbe impossibile attuare tale legge elettorale in quanto si potrebbe verificare la vicenda delle liste civette nelle votazioni politiche del 2001.
In quanto si potrebbe mettere un candidato di un partito sotto un altro simbolo nel maggioritario, e se risulta eletto, non viene conteggiato nel numero dei seggi maggioritario da sottrarre, guadagnando in tal modo un seggio.
Quarto: il sistema elettorale tedesco viene spacciato come permettente di espletare la preferenza.
Non è vero!
In quanto nel maggioritario se non si vuol votare il candidato del proprio partito, per proporre un altro candidato si deve dare il voto ad un altro partito.
Questo è ridicolo.
Le liste del proporzionale sono bloccate e pertanto non esiste possibilità di scelta.
Praticamente la scelta degli eletti rimane nella sua totalità sempre ai poteri decisionali dei partiti.

domenica 18 novembre 2007

SAPERE: (parte prima)


Non sapete cosa state facendo!!.
Questa è l’unica frase importante pronunciata in tutta la campagna della battaglia elettorale delle votazioni politiche del 2006.
Quale è il problema mondiale che assilla l’umanità?
Oggi la politica mondiale è percorsa da un solo problema rappresentato dal numero della popolazione.
Esiste una soluzione determinata da una pandemia per arrivare alla diminuzione della popolazione mondiale, come asserisce Blondet Maurizio, di diversi miliardi di individui. Potrebbe sorgere la domanda del perché non si sia gia iniziata l’operazione. Il problema consiste che non si è ancora affermata quella cultura di disfacimento dei valori culturali inerenti alla famiglia, ai rapporti umani, al senso di giustizia, la dignità della parola data ossia delle basi della dignità di ogni popolo. Inoltre non si è ancora raggiunto quel dominio totale sull’umanità che trova una delle sue espressioni visibili nel microcip sottocutaneo a ciascuno essere umano.
Attualmente la situazione mondiale del numero della popolazione si risolve preparando lo spostamento di miliardi di persone. Questo oltre tutto aiuta il progetto primario di distruggere la cultura dei popoli. L’incontro di due culture completamente diverse in ciascun nucleo umano non porta la loro fusione ma la distruzione e la creazione di un nuovo modo comportamentale.
La prima cultura da distruggere è quella europea, perché è costruita su un forte senso di convincimento di superiorità che impedisce la sua distruzione. Pertanto approfittando del grande condizionamento sulla parte femminile del popolo europeo si è già agito nel determinare un calo vertiginoso delle nascite onde lasciare spazio ad una invasione.
Il popolo che deve invadere l’Europa è rappresentato dai cinesi.
La Cina ha comperato l’Europa acquisendola dagli Stati Uniti divenuti padroni dpo l’ultima guerra. La disfatta della Germania ha messo fine alla difesa della cultura europea, attraverso la strada assurda della difesa della razza praticata dal semita Hitler, uomo facilmente ipnotizzabile, costruito con grande maestria con il compito di far criminalizzare per sempre chiunque difenda la propria nazionalità.
Circa un quarto del debito pubblico degli Stati Uniti è in possesso della Cina. Questa è consapevole che se mette all’incasso i certificati di credito americani risulterebbero quello che sono veramente ossia semplice carta. Allora per dare un valore alla ricchezza virtuale accumulata, questi pezzi di carta verranno usati per l’acquisto dell’Europa e ritorneranno negli Stati Uniti dove verranno rottamati. Ossia la occupazione dell’Europa ha permesso di avere un bene utile per bilanciare quelle spese folli effettuate dagli USA per creare un società che fornisse una immagine distorta al mondo. La società americana è diventata il classico esempio di come non si deve comportare se si vuole salvare la società, la vendita dell’Europa permette ancora la continuazione per qualche lustro del mondo attuale americano. L’unica clausola per l’acquisto dell’Europa è nell’essere un blocco unico, la Cina non vuole comperare Stati di un condominio ma vuole acquisire un continente.
Pertanto l’Europa deve rimanere unita. Dato la richiesta impellente dei cinesi,si è proceduto a tappe forzate all’assemblaggio di 25 Stati; tale operazione è stata effettuata attraverso le banche.
Queste dopo la fine dei Templari avevano sempre determinato il potere imprestando i soldi ai sovrani, ai principi affinché attraverso le guerre si indebitassero e diventassero sudditi psicologici del sistema bancario. La guerra intesa come gioco da parte dei re in modo da creare delle ricchezze enormi attraverso gli interessi dei debiti contratti. Si era giunti ad un tale sfrenato uso della guerra che in Francia si cercava di allevare i Re con tendenze omosessuali e pedofili affinché fossero attratti più da piaceri di carattere femminile, anziché dai piaceri di violenza come la guerra.
I Delfini di Francia, ossia i figli maschi dei re, appena sulla soglia della pubertà veniva spinti all’amicizia equivoca con giovinetti affinché perdessero quel senso guerresco che ha sempre creato danno alla Francia e fornivano un moltiplicatore delle ricchezze ai banchieri.
Il cardinale Richeliu, quale grande statista, voleva educare alla pedofilia il futuro Re di Francia Luigi XIV usufruendo delle capacità educative del libertino Francois La Mothe Le Vayer. Il Cardinale morì per combinazione l’anno precedente della morte del Re e conseguentemente il successivo giovane Re venne educato secondo le direttive del Cardinale di origine siciliane Mazzarino. Inconsapevolmentesi trasformò il giovane re in un focoso aspirante alle tensione bellicose si determinò un periodo continuo di guerre che stabilizzarono per sempre la sudditanza della Francia al potere bancario. Non potendo più continuare il sistema guerresco per far indebitare la Francia ai Re successivi fu inculcato il senso dello sfarzo in modo che le spese di corte fossero così vertiginose da poter mantenere la Francia sempre sotto il potere dei banchieri. Tale potere si estrinsecò nel diritto di emettere la carta moneta dopo il 1720 ossia la creazione della ricchezza virtuale, elemento così importante da creare un potere tale da permettersi il lusso dopo due secoli di fondere sotto un solo dominio tutta l’Europa e oltre trenta etnie differenti.
Attualmente nel mantenere l’unione europea è sorto un ostacolo determinato dalle regioni del nord della penisola italica desiderose di proclamarsi Stati indipendenti. Dal tempo dell’unità di Italia sono sempre esistiti gruppi culturali desiderosi di non essere sfruttati da Roma. Dal 1860 Roma sfrutta le sue colonie e logicamente queste devono lavorare ed attraverso le tasse esternare lo sfruttamento ricevuto. La situazione fino al 1945 procedeva secondo la normalità degli Stati coloniali, ogni regione etnica riforniva secondo le sue possibilità il potere dello sfruttamento. Alla Chiesa di Roma si erano sostituite le famose società segrete che scimmiottandola prelevavano secondo le loro necessità.
La Storia però ha le sue prerogative, a livello mondiale per rendere poveri tutti gli Stati si dovette intraprendere una guerra mondiale (1939-1945) necessaria affinché l’oro divenisse quasi totalmente proprietà degli Stati Uniti. In tal modo il dollaro diveniva l’unica moneta convertibile e spazzava via tutte le altre.
Durante l’ultimo conflitto sorse il problema di iniziare l’invasione dell’Europa, non si poteva aspettare che fosse la Russia ha compiere questa operazione anche perché 20 anni di comunismo l’avevano ridotta ad una condizione da non avere la capacità di affrontare da sola il problema europeo creato attraverso Hitler
Gli americani dovettero decidere in quale punto dovevano iniziare la occupazione del continente europeo e fu stabilito che il miglior modo di affrontare il problema era di invadere una zona dove la popolazione era favorevole agli americani ed inoltre i capi riconosciuti potessero condurre la popolazione ad essere di aiuto o per lo meno non essere ostile.
Tale zona fu individuata nelle Sicilia.
I generali americani, alcuni anche di origine siciliana, erano a conoscenza come l’isola fosse annessa all’Italia, ma la popolazione si riconosceva in una organizzazione chiamata Mafia, questa aveva avuto sempre il compito di condurre il popolo siciliano attraverso le occupazioni di eserciti diversi.
La Sicilia ebbe sempre dei problemi di invasioni.
Il governo americano si accordò con esponenti della Mafia che si erano trasferiti negli Strati Uniti dove avevano usato la loro capacità malavitosa per insediarsi e cercare uno spazio vitale nel nuovo mondo. I capi bastoni residenti in America si accordarono con la casa madre della Mafia con sede in Sicilia è fu stabilito un patto. La Mafia avrebbe aiutato l’esercito americano, questo sarebbe stato agevolato nella occupazione della Sicilia e ben accetto anche per dare soddisfazione ai soldati alleati di non sentirsi invasori ma liberatori, ed in tal modo l’opinione americana avrebbe tratto una sicurezza interna nel vedere la possibilità di occupazione. Se il primo sbarco fosse stato infruttuoso sarebbe stato deleterio, determinando uno scoramento difficilmente recuperabile.
Pertanto il primo sbarco in Europa fu anche una operazione di marketing. Certamente la Mafia volle la sua contropartita, gli americani non lesinarono nelle promesse ed accettarono la clausola che a guerra finita la Sicilia sarebbe stata annessa come Stato agli USA.
Gli alleati presto dimenticarono le promessa e inorgogliti del primo sbarco cercarono di effettuarne un altro ad Anzio senza chiedere nessun parere alla Mafia. Combinazione qualcuno del comando americano informò i tedeschi (non era mai successo ma gli itali americani sono ovunque) e gli alleati furono respinti. Conclusione la Mafia, forse perché aveva ragione oppure sfruttando la situazione, sentenziò come in Italia non si poteva fare alcunché se non si aveva il suo benestare. Gli americani capirono l’avvertimento e cercarono di mantenere gli impegni. In seguito riuscirono a convincere la Mafia della impossibilità di annettere la Sicilia agli Usa, attraverso contropartite. Praticamente il governo americano riconobbe la Mafia come interlocutore politico ed il capo della Mafia venne da allora considerato come il vero capo del governo italiano. Quello che risiedeva a Roma aveva solo un significato di rappresentanza.
La Sicilia da allora sostenne sempre i governi ed i voti furono sempre determinanti nell’obbligare moralmente il partito vincente ha riconoscere l’importanza ed il peso della isola.
La Mafia organizzò un esercito separatista e obbligò Roma ha riconoscere alcuni diritti alla Mafia che li riversò su tutta l’Italia meridionale. Quando le trattative furono stabilite allora fu eliminato il capo dell’esercito secessionista e susseguentemente venne eliminato il sicario e l’indipendentismo venne archiviato.
Da quel momento lo stato italiano abdicò al suo compito di esattore delle tasse lasciando lo spazio alla Mafia che attraverso mille rivoli tra cui il pizzo si sostituiva allo Stato comportandosi come depositario del vero governo. Il capo della Mafia assumeva questa carica costituzionale che non aveva il compito di accumulare denaro come al solito avviene nel governo romano ma assumeva il compito carismatico di amministrare la giustizia all’interno dell’organizzazione.

SAPERE: (parte seconda)

Avendo dovuto a rinunciare alla colonia del sud il potere centrale romano ha dovuto riversare lo sfruttamento alle regioni del Nord. Giustamente i settentrionali si lamentano di lavorare ma è da 40 secoli che le colonie lavorano per gli occupanti. L’unica novità storica è rappresentato dal Piemonte che ha intrapreso una guerra di conquista per formare un altro Stato per farsi sfruttare.
Si intende che al Nord non si è mai potuto sviluppare il concetto del pizzo in quanto è lo Stato che pratica le tasse e non permette alla Mafia di allargarsi nella ultima colonia rimasta.
Dopo la fine della guerra per trenta anni il sistema è andato avanti benissimo finché una zona dello Stato italiano volle aumentare la sua ambizione politica. Nel nord Italia vi è una valle che ha un solo sbocco verso la penisola ed è la Val d’Aosta, questa zona si identifica culturalmente con le popolazioni situate aldilà delle Alpi appartenenti allo Stato francese.
In questa regione alla fine del 1945 le truppe fedeli alla repubblica di Salò si unirono alle forze partigiane fedeli alle truppe alleate per combattere l’esercito francese desideroso di occupare la Valle.
Di fronte a tanta determinazione e grazie all’intervento del governo inglese alla valle fu dato lo stato di autonomia speciale simile a quello applicato alla Sicilia. Ma all’isola non ne venne nessun vantaggio perché i siciliani dovevano sottostare al governo della Mafia che impediva di sfruttare i benefici derivanti dall’autonomia, mentre nella Valle d’Aosta lo stato ritirava le tasse per salvare il principio ma però consegnava alla regione un finanziamento di gran lunga superiore. La Val d’Aosta non avendo una organizzazione come la Mafia in grado di sfruttarla ne ritrae un grande beneficio. Praticamente lo Stato rinunciava alle tasse e nessuno lo sostituiva nello sfruttamento.
La classe dirigente valdostana non ha mai cercato di ricavare del vantaggio personale da questa situazione eccetto normali casi di appropriazioni di piccolo cabotaggio come vi è sempre nelle migliori famiglie. Tuttavia vi era invece un desiderio di emergere a livello politico. Ia dirigenza valdostana si sentiva sminuita in quanto risentiva psicologicamente di essere solamente una piccola provincia dell’ultimo impero romano che si era formato nel 1861. Si può dire come l’ultimo impero romano l’hanno fatto i Piemontesi.
La Valle d’Aosta aveva ambizioni e voleva mandare un suo rappresentante nel Parlamento Europeo. Però questo non gli riusciva in quanto la Valle poteva esprimere al massimo sessantamila voti. Conseguentemente si allearono con i movimenti autonomisti sardi per prendere voti alle votazioni europee ma nella competizione le decine di migliaia di preferenze date in Sardegna determinavano l’elezione di un sardo al parlamento europeo.
Per evitare questo inconveniente il segretario Salvadori della Union Valdoteine decise di aiutare il formarsi di gruppi, nella valle del Po, di autonomisti auspicanti nelle loro regioni l’autonomia. Tali gruppi erano prettamente di origine culturale, infatti avevano come coagulante la difesa delle lingue locali e delle tradizioni. Salvadori individuò una persona per ogni regione e promise dei finanziamenti. Questi in cambio avrebbero, al momento delle votazioni europee, portato voti nell’Union Valdoteine. Non erano necessarie le preferenze in quanto il blocco monolitico che agiva nella Val d’Aosta avrebbe provveduto a far eleggere il candidato designato dalla segreteria del partito.
Ma Salvadori morì in modo misterioso ed il progetto non andò avanti. Le forze autonomiste formate da poche decine di persone in tutta la valle padana furono assemblate dalla lista massonica del Melone sorta a Trieste per impaurire il governo italiano. Questa lista aveva lo scopo di ricattare il potere romano onde ricevere adeguati aiuti e spazi finanziari a Trieste, in caso contrario avrebbero foraggiato i movimenti autonomisti col pericolo di diventare secessionisti. Roma ebbe paura perché è consapevole come qualsiasi colonia sfruttata prima o poi si sarebbe ribellata. Conseguentemente dal 1980 il governo italiano non potendo, per paura, depredare in modo totale il Nord iniziò a risolvere il problema creando un debito pubblico enorme finanziato dai risparmiatori del Nord. Semplicemente invece di prendere i soldi dal portafogli dei contribuenti li sostituivano con certificati di credito, i quali in futuro avrebbero rivelato il loro valore corrispondente alla carta di ricupero. Infatti il valore reale della carta moneta è di circa 5 centesimi di euro al quintale, ma dovrà essere messa nei cassonetti altrimenti non verrà ritirata.
I gruppi culturali che sognavano l’autonomia si amalgamavano attraverso poeti e scrittori in lingua locale e non avevano nessun sbocco. Questi gruppi inoltre venivano solo sfruttati ed usati prima dall’Union Valdoteine poi dal Melone i quali richiedevano la soddisfazione dei propri interessi sfruttando la paura della spinta che avrebbe potuto salire dal basso.
Certamente Aosta e Trieste sapevano benissimo di non poter spingere fino in fondo la situazione in quanto ne sarebbe derivata anche un danno per loro. Non si poteva rendere indipendente la gallina dalle uova d’oro. Le due città volevano solamente essere sedute al tavolo della spartizione dei profitti ricavati dallo sfruttamento intensivo della Padania.
Da quel giorno il compito dei Padani fu quello di essere fomentati da qualcuno che li aizzava contro Roma per impaurirla onde avere dei vantaggi, e nello stesso tempo appena realizzato cercare di calmare gli animi, perché chi è considerato una bestia da soma continuerà sempre ad essere considerato tale.
Nel 1982 nel gruppo autonomista piemontese sorse l’idea che se invece di parlare alle popolazioni della difesa della lingua locale si fosse parlato dei vantaggi finanziari derivanti dell’autonomia si sarebbe toccato il vero cuore dei cittadini (portafoglio) e sarebbero stati raccolti molti voti. Così fu ed i movimenti autonomisti ebbero un grande successo.
A questo punto appariva chiaro come la ricerca dell’autonomia avrebbe portato alla indipendenza di quelle terre chiamate in seguito Padania. Il governo romano si spaventò. Aveva dovuto rinunciare allo sfruttamento del Sud perché era stato obbligato dalle truppe di occupazione alleate a darlo in gestione alla Mafia, e se si privava anche della colonia del Nord sarebbe rimasto senza introiti. Inoltre il Sud non solo non forniva denaro a Roma ma doveva essere sovvenzionato con il finanziamento di opere pubbliche fantasma indispensabili a mantenere l’economia della Mafia.
Vista l’impossibilità di fermare il fermento determinato dalla richiesta di autonomia al Nord si cercò da parte del governo centrale di fermare il movimento di opinione. L’abilità del gruppo piemontese era quello di non chiedere la riduzione delle tasse, in quanto in tal modo sarebbe incorso in denuncie, ma nel propugnare che le medesime rimanessero nella zona in cui erano pagate e non andassero al governo centrale.
Allora i poteri forti plasmarono la situazione e attraverso uomini pilotati formarono un solo movimento di tutti gli aspiranti alla autonomia, e di controllarlo. Si trattava solo di trovare chi avrebbe infiammato gli animi e nello stesso tempo propugnasse situazioni che non permettessero mai il raggiungimento dell’obbiettivo.
Ma Roma non mantiene mai i patti, li osserva solo con il Sud perché gli sono stati imposti dagli eserciti alleati a cui si è sostituito il grande volume di fuoco che può originare la Mafia attraverso i suoi affiliati.
Il Nord invece è formato da benestanti paurosi e non potrà mai preoccupare ed allora appena formato il partito degli autonomisti venne dimenticato da Roma. Vedendo che il governo centrale non rispettava i patti verso coloro che conducevano i patrioti con l’anello al naso allora fu lanciato la indipendenza, per impaurire il governo centrale. Questi lasciò fare avendo dei futuri disegni.
Quando si lanciò il disegno di fare della Padania uno stato indipendente il tutto era talmente pilotato che i militanti attaccavano sui ponti del fiume Po i manifesti sulla indipendenza protetti dai carabinieri. Occorre ricordare che nel 1968 per un manifesto scritto a mano inneggiando a quei principi si determinò la richiesta della condanna all’ergastolo di chi l’aveva scritto, e poi tutto fini perché avevano capito che non conveniva creare un martire.
Il lancio dell’indipendenza aveva un triplice scopo, uno era per il vantaggio della classe dirigente del movimento indipendentista che dimostrava come era facile sollevare la popolazione, un secondo era che andando avanti si emarginava chiunque avesse voluto impossessarsi dell’idea e correre avanti ed in tal modo tutti gli indipendentisti e autonomisti erano gestiti da un solo gruppo dirigente, in terzo si doveva creare un grande entusiasmo in modo da determinare in seguito la possibilità di deludere le masse per cancellare il sogno di libertà.
Così dal 1996 con un passo avanti e due indietro si riuscì ad addormentare i desideri dei Padani.
Restava solamente il pericolo che un giorno stanchi di aspettare i Padani avrebbero formato un movimento. Ma per fare questo occorrono dei soldi, vi è un tale il desiderio di libertà dei Padani che si sarebbe potuto fare una sottoscrizione per raccogliere i fondi e partire, in modo non pilotato dal governo centrale, alla ricerca di una situazione che si scagliasse contro le tasse.
Una colonia non può mantenere un potere sprecone che a sua volta è ricattato e deve mantenere una altra colonia. Questo è un caso unico nella storia.
Per impedire la raccolta di fondi per formare un nuovo movimento allora il partito che si dichiarava indipendentista fu consigliato di creare una banca. I cittadini corsero a sottoscrivere sicuri che quello sarebbe stato un modo di raggiungere pacificamente l’indipendenza. Invece qualcuno furbescamente dall’esterno ha creato le condizioni per metterla in una situazione fallimentare ottenendo un grande risultato.
I militanti che avevano perso i loro risparmi ed erano quelli disposti a sacrificare il loro denaro per la causa vennero disillusi in modo da non avere più il desiderio di finanziare l’inizio di un nuovo movimento.
Il vecchio movimento indipendentista iniziò una serie di operazioni strane creando nei cittadini una disillusione e questo diminuì continuamente la base elettorale. Questo era un segnale a Roma indicante come il lavoro di distruzione delle speranza indipendentista procedeva secondo quanto desiderato. Però la diminuzioni del consenso determinava un aspetto negativo, i fautori dell’indipendentismo indicavano la perdita di voti come una conferma dei sospetti di maneggi non chiari.
Infatti per cinque anni il partito venne tenuto fermo in attesa che il movimento fosse solo un oggetto di potere senza alcuna intenzione di arrivare al dunque; si creò la legge detta “devolution” spacciata come una traslazione dei poteri dal centro verso la periferia. Invece la devolution è l’affermazione del centralismo attribuendo maggiori poteri al presidente del consiglio.
Solo grazie a questa caratteristica centralista si poté far votare dai poteri romani tale legge che in Padania veniva osannata come una vittoria.
Inoltre l’aspettativa è inutile in quanto la legge è passibile di referendum e verrà bocciata . Si faranno votare i cittadini del Sud contro spacciandola come la legge federalista mentre sarà bocciata in quanto il centralismo propugnato dalla legge è talmente forte da far scomparire i partiti, e queste associazioni di poter non vogliono abdicare.
Pertanto sbandierando l’inutilità della devolution, la sua irrealizzabilità,il suo doppio significato in Padania è sorto un disinteresse vero il movimento ex indipendentista. La classe dirigente si era imborghesita.

SAPERE: (parte terza)

Tale movimento risente di una mentalità di centralismo di potere. Quando sorsero i primi movimenti indipendentisti si capì che attraverso il discorso sulle tasse si sarebbe determinato il consenso e affinché il movimento conservassero l’indole rivoluzionaria si crearono degli statuti per cui il potere del segretario e della sua segreteria diventava un tipo di centralismo assoluto. Nulla da vedere con i governi stalinisti russi, il partito dei soviet erano nel suo interno più democratico, tanto è vero che Stalin per eliminare i suoi avversari non potendoli cacciare dal partito era obbligati a farli uccidere. Invece nella Lega il potere è totale e i non allineati vengono allontanati sistematicamente.
Il governo centrale tranquillo di aver ingabbiato, attraverso la Lega, coloro che hanno uno spirito indipendentiste od autonomista continuò a spremere la Padania senza pietà ed è tale la pressione fiscale che nella propaganda elettorale delle votazioni politiche del 2001 e quelle del2006 gli argomenti di punta erano le tasse. L’argomento base suggerito nel 1982 ai movimento autonomisti affinché raggiungere il successo alle votazioni, venne trattato da Berlusconi e con questi argomento rieuscì ad avere alle spalle il maggior partito a livello nazionale.
Però dall’11 settembre è nata una pilotata crisi internazionale e l’Italia si trova in condizioni finanziarie disastrose. Inoltre essendo entrato nel mercato dell’Euro i bilanci italiani non possono più essere compilati in modo creativo e conseguentemente si devono aumentare le tasse.
Ma al Nord questo è impossibile, la gente è pronta ad uscire dal limbo creato dalla Lega. L’unica soluzione è di far pagare le tasse a tutti anche al Sud, ossia lo Stato Italiano deve sostituirsi alla Mafia per drenare risorse.
Alle rimostranze della Mafia il potere centrale faceva rivelare come la Lega è in crisi e non più in grado di gestire i Padani, gli indipendentisti, dopo 15 anni di ipnosi, avevano dell’errore. La Mafia ha capito come lo Stato è obbligato a tassare il Sud ed allora ha effettuato un tentativo disperato. La Sicilia si è offerta di aiutare con i voti la Lega affinché questa apparisse vincente agli occhi dei Padani e potesse calmierare gli indipendentisti asserendo che al Sud vedono di buon occhio il progetto leghista della devolution.
Ma il colpo non è riuscito.
La Lega non esiste più, sta morendo ed allora ancora una volta si strumentalizza il popolo padano e lo Stato sconsolato ha dovuto fingere di essere obbligato dalle circostanze a sostituirsi alla Mafia nella tassazione al Sud.
Quei 30.000 voti di differenza tra i due blocchi, alle votazioni politiche del 2006, puzzano di interpretazione matematica dei voti.
E dieci ore dopo la proclamazione dei risultati veniva arrestato il capo della Mafia.
E’ stata una semplice operazione perché il medesimo viveva a pochi passi da casa sua. Non era mai stato arrestato in quanto il capo della Mafia è un capo di Stato, anzi il capo di Stato, riconosciuto dalle potenze alleate, come il più potente in Italia. Infatti questa ogni dieci mesi cambiava il governo, e nessuno gridava all’instabilità. I capi di governi non contavano alcunché. Non bisogna dimenticare di aver perso la guerra e gli Alleati hanno sin dall’inizio trattato con la Mafia, l’unica garante del potere in Italia.
Il capo della Mafia non è un arrivista qualunque, pronto ad arraffare quattro soldi, ma è il depositario della giustizia. Da sempre il potere ha la sua consacrazione nella giustizia. Gli uomini per convivere in grandi numeri in territori limitati hanno bisogno, per dirimere le loro controverse, della giustizia. E un popolo può progredire solo se la giustizia non è condotta a livello personale ma assume la responsabilità di interpretare la cultura di un popolo.
Pertanto il Capo della Mafia è una persona rispettata da tutti e con un carisma acquisito negli anni come amministratore leale del codice di leggi popolari promulgate nei secoli in Sicilia.
Pertanto era un uomo indispensabile, ecco perché non poteva essere arrestato.
L’ultima campagna elettorale del 2006 è stata infuocata ed in tal modo tutti appassionati sono andati a votare felici di partecipare allo grande spettacolo mediatico. In tal modo più cittadini vanno a votare, maggiore è il potere di investitura conferito agli eletti nel contrarre altri debiti a nome degli italiani.
Comunque la dichiarazione che si vuole far pagare le tasse al Sud è evidente, non si può permettere di creare ulteriori tensioni nel Nord. Per fare meglio risaltare che la Lega non è in grado di gestire i Padani e addormentarli, nella sera dello spoglio elettorale, dei giovani padani sono entrati nella sede della Lega nel momento in cui per combinazione vi erano le telecamere, e hanno dato una dimostrazione come la Lega non è più monolitica ed è allo sfascio.
Questa è l’immagine necessaria al futuro governo per procedere nel rivolgersi al Sud ma è anche di grossa utilità per gli eletti leghisti che di fronte alla opinione pubblica possono asserire di non essere in accordo alla segreteria ed andare a sostenere il governo della sinistra al Senato. Ricordarsi che per votare al Senato occorre il numero legale di 161 senatori corrispondente a 322 senatori (315 eletti e 7 a vita). Pertanto quando votano devono essere sempre tutti presenti. Il problema sarebbe risolto se per la “cifra di mercato” si acquisisse qualche senatore della destra, e questi con la sua presenza pur votando secondo “coscienza”, garantisca il numero legale.
Di fronte allo sfacelo della Lega ripreso in diretta televisiva alcuni senatori leghisti si sentirebbero autorizzati a fare da apripista in questa operazione di supporto alla sinistra.
Voi non sapete cosa state facendo!. E’ il grido del boss quando lo hanno arrestato, egli ha ragione però neanche lui immagina cosa possa succedere. Il poveretto si riferiva al disastro della lotta derivante all’interno della Mafia, la rivolta dei cittadini del sud obbligati a cambiare le abitudini inerenti al lavoro nero, alla non conoscenza delle fatture e della contabilità.
Certamente questo porterà un vantaggio al governo che di fronte a situazioni delinquenziali potrà accelerare a formare uno Stato di polizia necessario per frenare l’indipendentismo al Nord.
Il Nord alza la testa, il cloroformio politico sparso dalla Lega non esiste più, perché la Lega con le evasioni politiche romane perderà definitivamente la credibilità. Ed allora è vero che con le tasse al Sud l’Italia cerca di salvarsi ma però contemporaneamente si apre una voragine non cercata al Nord. Infatti se si cerca di calmierare le tasse al Nord questo crea una certa inversione di tendenza e la popolazione vedendo come diminuisce lo sfruttamento e, verificandosi un caso ritenuto finora impossibile potrebbe per emulazione determinare delle ulteriori richieste di alleggerimento fiscale. Se questa tendenza si allarga l’indipendenza del Nord è fatta.

mercoledì 7 novembre 2007

DOPO IL REFERENDUM


Ultima pensata per una nuova legge elettorale che si vorrebbe applicare dopo il referendum sulla legge attualmente in vigore.
Il referendum sulla legge elettorale riuscirà a superare il quorum, in quanto interessa ai grandi partiti sbarazzarsi dei minori, perché impone lo sbarramento elettorale al 4% a livello nazionale per tutti i partiti.
Conseguentemente si verificherà uno sbandamento dei piccoli partiti in quanto si troveranno ad affrontare la certezza di non avere assegnato alcun parlamentare non superando il nuovo sbarramento.
Usufruendo di questo sbandamento e conseguente timore, i grossi partiti cercheranno di proporre e far passare una nuova legge articolata nei seguenti punti salienti.
Si possono ancora presentare i partiti in blocchi con apparentamento.
Alla coalizione vincente viene dato un premio di maggioranza affinché raggiunga il 55% dei seggi parlamentari.
Il numero dei seggi in più di quanti spettanti con il sistema proporzionale puro, viene assegnato in blocco solamente al simbolo che nella coalizione vincente ha ottenuto il maggior numero di voti.
La nuova legge sarà così articolata. Lo sbarramento elettorale sarà del 5%, come viene prospettato parlando in continuazione della legge elettorale tedesca.
Per permettere diritto di rappresentanza ai partiti minori, viene stabilito che i partiti che si presentano da soli o nella coalizione perdente sono soggetti solamente allo sbarramento del 2%.
Pertanto i partiti minori che non possono raggiungere il 5% sono obbligati a presentarsi da soli o nelle coalizione perdente, onde avere la possibilità di ottenere la rappresentanza al parlamento.
Questa formula ha la scusante di voler eliminare dalla coalizione vincente, ossia di maggioranza, i piccoli partiti che disturbano nella gestione del governo potendo continuamente metterlo sotto ricatto.
Mentre nella coalizione di minoranza i partiti che hanno la percentuale di voti a livello nazionale superiore al 2%, anche se inferiore al 5%, possono partecipare alla distribuzione dei seggi parlamentari, riconoscendo il diritto di rappresentanza alle piccole formazioni. Le quali però sarebbero private della possibilità di incidere sulle decisioni governative.
Conseguentemente un partito piccolo se si mette nella coalizione vincente, non superando il 5% non ottiene rappresentanti parlamentari. E pertanto per sopravvivere deve presentarsi da solo.
A meno che abbia la sicurezza matematica di appartenere alla coalizione perdente.
Da questi inghippo ne risulta che un piccolo partito, se si mette in una coalizione, ha la necessita che questa non vinca altrimenti sparisce.
I seguenti partiti Italia dei Valori, Udeur, Dini, Verdi, Comunisti italiani, fuoriusciti dai DS, se fossero sicuri di vincere in coalizione con altr, non dovrebbero mettersi in coalizione con il PD.
Questa legge è un capolavoro per obbligare tutti i partiti piccoli a rimanere alla opposizione, e pertanto perdono la speranza per sempre di entrare nella stanza dei bottoni.
In tal modo si determina la consunzione e sparizione dei piccoli partiti.
Solo una mente diabolica può pensare a questo, ma intanto la bozza legislativa segretissima circola.

venerdì 19 ottobre 2007

UN VOTO


Una democrazia è tale fin quando i cittadini capiscono che non lo è.
Non si può applicare la democrazia fin quando non si è sicuri di poter effettuare i brogli elettorali che non si possono evidenziare e controllare.
La differenza tra la democrazia è la dittatura consiste nella differenza dei tempi in cui si effettuano i brogli elettorali.
Se i brogli elettorali avvengono prima dello svolgimento dell’elezioni attraverso imposizioni di liste uniche causa mancanza di schiere di personaggi condizionati, violenze prima del voto, impedimenti di propaganda, esibizione della forza allora si ha una dittatura.
Se invece il condizionamento del risultato elettorale avviene dopo lo svolgimento del voto allora si ha una democrazia.
Ossia la differenza tra democrazia e dittatura si identifica nei metodi e nei tempi del broglio elettorale, prima del voto è dittatura dopo il voto è democrazia.
Quando una dittatura ricorre anche ai brogli elettorali dopo le votazioni rivela un forte desiderio di diventare una democrazia. Ossia il broglio elettorale dopo dello svolgimento del voto è prova di esercizio della democrazia.
La dittatura comunista era debole perché poneva una sola lista al voto ma permetteva ai cittadini nell’esprimere il voto di cancellare un nome non gradito.
La democrazia italiana é forte perché è in grado di presentare più liste contemporaneamente teleguidate e non permette ai cittadini di cambiare minimamente le decisioni di chi deve essere eletto.
L’accentramento della democrazia italiana è decisamente superiore della dittatura comunista.
Ecco perché questa ultima è caduta.
La forza della democrazia consiste nel dimostrare che tra la parte vincente e quella perdente vi è una differenza minima di voti.
Minore la differenza maggiore è la dimostrazione di potere della democrazia.
Pertanto quale è la maggiore democrazia del mondo? Gli Stati Uniti.
Quando Bush venne eletto vi era una contestazione di meno di 200 voti e non si capiva chi aveva vinto.
Allora per derimere la situazione si ricorse alla Corte Federale formata di 9 membri.
Questi sottoposti alla richiesta di chi avesse vinto dichiararono cinque voti contro quattro l’attribuzione della vittoria a Bush.
Pertanto con un voto di differenza si determinò l’uomo più potente del modo.
Questa differenza di uno è la dimostrazione che gli USA sono la maggiore democrazia del mondo.
Pertanto per dimostrare che vi è una democrazia superiore agli Stati Uniti occorre che una democrazia ( ossia votazione con broglio dopo lo svolgimento della medesima) faccia vincere un candidato senza un voto di differenza ma a questa sistema non si è ancora pronti.

giovedì 18 ottobre 2007

IL VOTO


I nuovi aspiranti dominatori dal 1726 (anno di fondazione della carta moneta ossia della tangibilità del potere del nuovo dio denaro), non osando prendere il potere da soli, inventarono il concetto che il popolo ha il diritto naturale di omologare il potere.
In tale modo conservano la tradizione secondo cui il potere deve arrivare da qualche parte, e senza imprimatur non è credibile.
Gli Stati formatesi negli ultimi 150 anni tendono, per essere credibili, di avere il potere attraverso il voto del popolo.
Prima votava una parte del popolo, poi con l’aumento del condizionamento venne allargato in modo cauto il numero dei votanti, infine si è arrivato a dare il voto anche alle donne.
La forza del condizionamento del popolo era così forte da non correre alcun rischio nel concedere il voto alle donne, pur essendo queste per indole (e fortuna) pragmatiste.
Il secolo ventesimo è divenuto il trionfo del voto al popolo.
La massima della democrazia del secolo passato fu : “ Vota chi voi tanto puoi votare solo chi è candidato da noi “.
Ai popoli che erano più facilmente abbindolabili fu conservato a lungo il sistema di voto con preferenza (detto in gergo proporzionale ).
Attualmente, per non incorrere in pericolo che al potere arrivino persone non aggiogate, si è rivolti universalmente verso la votazione fissa senza scelta (detta in gergo maggioritario).
Come ultima ratio si è stabilito che il voto deve essere su liste bloccate.
In tale modo il potere legislativo non viene inquinato sia da parte di chi deve far finta di essere la maggioranza e sia da chi deve far finta di essere alla opposizione.
La conduzione di uno Stato deve essere bilanciata e pertanto sono indispensabili sia la maggioranza e sia la minoranza per due ragioni.
La prima è che l’opposizione serve a raccogliere gli sfoghi (e perciò annullarli) di chi è contrario al potere del momento.
La seconda è che purtroppo si deve comandare con gli uomini (anche se condizionati) che si hanno a disposizione e spesso l’incapacità gestionale di un gruppo al potere porta lo Stato fuori degli schemi prestabiliti. Allora è necessario far vincere l’opposizione per riportare lo Stato nella via che era stata decisa di percorrere.
Ecco perché le dittature non vanno bene, perché vanno sempre diritte ed una piccola deviazione originale porta, con il passare del tempo, il tutto fuori dalla meta prefissa dal potere.
Le dittature sono dannose perché portano ad una possibile esasperazione il popolo, in quanto questo si trova alla disperazione perché non gli si fornisce l’illusione della esistenza della opposizione. La disperazione (mancanza di visione del futuro) da l’alibi al popolo di ribellarsi, e questo è male, il popolo deve dimenticare la sua possibilità di rivoltarsi e deve essere condizionato alla sopportazione.
Il popolo deve essere condizionato a considerare inevitabile il modo di governare. Il voto deve essere l’unico segno di reazione al sistema. Aspetta al potere metterlo in condizione di non accorgersi di essere nato per vivere schiavo.

lunedì 8 ottobre 2007

PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE


La legge elettorale che è stata applicata nelle votazioni politiche del 2006 presenta alcuni difetti con dei risvolti politici.
Le fondamenta di questa legge sono due. La prima determina come i parlamentari o i senatori nel momento in cui non sono in grado di ottemperare al suo compito per decesso o dimissioni, possono venire sostituiti da un altro candidato. Pertanto i partiti non sono più ricattabili dai propri parlamentari in quanto con la legge passata, per oltre l’80% dei medesimi, per la loro sostituzione occorreva ricorrere alle votazioni.
La seconda è l’obbligatorietà per le forze politiche di aggregarsi in quanto l’affermazione ed il conseguente premio di maggioranza si ottiene raccogliendo il maggior numero di consensi. Questo determina, per la coalizione vincente se la vittoria è risicata, che le varie componenti della coalizione si ritengono essere state determinanti per la vittoria. Minore è lo scarto e maggiore è la presunzione di ciascuna lista. Questa convinzione determina la non facile mediazione nella suddivisione del potere tra le forze vincenti.
Comunque come già si verificava nella legge precedente le forze politiche sono obbligate a coalizzarsi.
Rimane solo la possibilità che i poteri forti che tirano le file di determinare situazioni per cui la differenza tra i due schieramenti sia minima in modo che i partitini al governo siano sempre ricattabili con la minaccia di ritornare alle urne e con la paura di non riuscire a riconquistare la maggioranza.
Occorre una nuova legge elettorale in grado di determinare sempre un premio alla lista vincente per rafforzarla nella gestione del potere.
Per evitare la litigiosità sarebbe auspicabile che le forze politiche si presentassero con un solo simbolo senza alcuna formula di coalizione conseguentemente il vincente risulterebbe essere un solo partito.
La legge elettorale dovrebbe essere congeniata in modo che ai partiti, maggiormente hanno dei voti, maggiore in modo progressivo risulta l’assegnazione dei seggi.
Nel contempo invece per le liste minori sia difficile con basse percentuali avere molte assegnazioni di seggi, in tal modo per queste liste vi sia solo la garanzia di avere rappresentanze di tribuna ma non riescano ad essere determinanti.
Questo sistema creerebbe la sparizione dei parti minori e la necessità del formarsene di grossi.
Il concetto della legge determina che con l’aumentare dei voti diminuisce il numero di voti necessari per ottenere un seggio. Pertanto il premio di maggioranza è inserito nel medesimo partito. Per il cittadino il voto non serve solamente a far raggiungere la vittoria al simbolo a cui conferisce la propria fiducia ma contemporaneamente è un aiuto a rendere i voti del proprio partito più proficui come valore nell’assegnazione dei seggi.
In tal modo non esiste più il premio di maggioranza ma sotto un certo aspetto viene conferito da ciascun voto, che assume sempre maggior valore col procedere dell’aumento del numero dei consensi alla lista.
Tale sistema si ottiene applicando sempre il proporzionale ma con il sistema d’Hont. Tale metodo di calcolo è da sempre applicato nella distribuzione dei seggi nelle votazioni comunali e in quelle provinciali.
Il sistema consiste nel prendere i voti assegnati ad ogni simbolo e vanno divisi per i numeri progressivi cardinali fino al raggiungimento del numero dei seggi da allegare. Ogni singola divisione comporta un quoziente.
Si mettono i quoziente di tutte le liste per ordine decrescente partendo da quello maggiore, e si conteggiano i primi divisori pari al numero dei seggi da attribuire. Si stabilisce a quale lista appartengono i divisori ed alla medesima vengono assegnati i seggi. Praticamente l’assegnazione si identifica entro certi limiti al sistema proporzionale.
La caratteristica consiste nell’adoperare nelle divisioni i numeri primi cardinali.
La nuova legge elettorale dovrebbe applicare questo sistema a livello nazionale sommando, (come si è fatto con la legge attuale) tutti i voti validi ottenuti da ciascuna lista.
Per premiare maggiormente le liste con un maggior numero di voti si dovrebbe usare nelle divisioni non i numeri cardinali progressivi ma dei numeri che tra il precedente ed il successivo vi sia, procedendo, una diminuzione dei valori fino a divenire differenze decimali. In tal modo mentre per i primi divisori vi sono delle differenze considerevoli, procedendo tra un divisore ed un altro, diminuisce la differenza.
In concreto si ha che maggiormente si hanno dei voti più si facilita l’assegnazione dei parlamentari in quanto il numero dei voti necessari per ottenere un seggio diminuisce con l’aumentare del numero dei voti ricevuti dalla lista. Conseguentemente se due liste si uniscono sotto un solo simbolo la somma dei loro voti determina un numero di seggi assegnati decisamente superiore alla somma dei seggi che avrebbero avuto se si fossero presentate singolarmente.
Questo determina la fusione dei partiti sotto un solo simbolo e conseguentemente la fine di tutti i partiti.
In questa legge esiste il problema che se proliferano le liste con bassa percentuale di voti può risultare che la lista maggioritaria venga ad assumere un numero elevato di seggi. Allo scopo è necessario stabilire un massimale oltre il quale una lista non può ottenere dei seggi anche se eventualmente lo superasse con i calcoli del proporzionale puro come viene applicato con la ultima legge elettorale.
Si è pensato che il massimale di seggi da assegnare ad una sola lista per una Camera di 630 deputati sia, in caso ottimale, di 374seggi ( 59,35%)
Con questa legge diventa assurdo continuare con i piccoli partiti in quanto per ottenere pochi deputati occorrono molti voti che invece aggiunti ad una lista con alte percentuali determinerebbero un numero di seggi decisamente superiore.

I divisori fino al numero progressivo 120 si ottengono con la formula

N x ( 5,02 - N x 0,02 )

oltre il numero progressivo 120 i divisori si ottengono con la formula

314,40 + ( N – 120) x 0,2

Con questa legge i partiti sono obbligasti a coalizzarsi insieme sotto un solo simbolo. In tale modo i partii piccoli che perseguono solamente un raccattamento di voti per scovare qualsiasi sfumatura politica sono destinati a sparire.
Diventa difficile con un solo simbolo le ammucchiate eterogenee e conseguentemente i partiti spariranno e con loro tutte le sfumature ideologiche che attualmente occupano tutto lo spazio politico elettorale.
Potranno sorgere solo partiti o movimenti che abbiano un argomento rivoluzionario ( non nel senso comune della vocabolo) ma rivoluzionario perché fautore di libertà dei cittadini dallo sfruttamento del sistema del governo globale attualmente in atto.