sabato 4 settembre 2010

LA NUOVA IDEOLOGIA


Sta nascendo una nuova ideologia, abbiamo un altro nemico che si erge contro chi ha rinnegato le ideologie perché morte, sapendo che il futuro si baserà sul risorgere della cultura etnica come punto di riferimento.
Tutto parte dalla antica sede del brigantaggio latino, ossia Roma che fu l'emblema di come la depredazione sia un metodo di procurare ricchezza, con un ulteriore vantaggio perché da un popolo depredato si possono prendere gli uomini e renderli schiavi.
Le legioni fornivano, nell'applicare la furia delinquenziale latina, una ricchezza continua.
Col tempo le legioni persero il loro spirito di depredazione, non erano più formate da criminali forgiati e giustificati dalla cultura latina, ma erano composte da gente in cui lo spirito di ferocia non era innata ma solamente insita, pertanto temporanea e non continuativa.
Si dovette per il dominio ricorrere alla prima grande invenzione dell'uomo ossia al monoteismo.
La gente ridotta in sudditanza attraverso il pensiero religioso assunto a monopolio attraverso l'abolizione del politeismo, ossia della religione fai da te.
Il monoteismo era un sistema buono perché appannaggio di una unica casta sacerdotale.
All'inizio del 17° secolo fu fatta una altra grande invenzione ( la seconda anche questa di indole religiosa: la ricchezza artificiale. La carta moneta, un dio rappresentato da un simbolo cartaceo (una religione che ripeteva un miracolo che era stato determinante per il monoteismo uso latino: la famosa moltiplicazione dei pani e dei pesci resa a tutti tangibile).
Il trucco di questa nuova religione era che si poteva elargire della carta stampata a colori affermando che corrispondeva a monete di metallo nobile trattenuto nelle casse di chi stampava le banconote.
Si cercò di far circolare, fra il maggior numero di persone, questi pezzi di carta rettangolare,
Si arrivava pertanto al punto in cui vi era un volume tale di circolante, per cui non si sarebbero mai accorti che a tanta carta non corrispondeva un corrispondente volume di metallo. .
Così nacque la fonte perenne della ricchezza virtuale .
La ricchezza, o quanto assomiglia ad essa, era sempre ottenuta attraverso il lavoro umano .
Tu mangerai il pane col sudore del tuo volto (Genesi 3-18)
Ecco perché Roma aveva istituzionalizzato la schiavitù, perché questa permette il lavoro a basso costo.
Nel 17° secolo fu inventato il motore a vapore e nel secolo successivo quello a scoppio.
Nella economia umana si inserì l'energia a basso costo e la produttività crebbe geometricamente.
Fu la forza che incominciò a trainare la ricchezza virtuale.
Il lavoro produceva, i manufatti veniva venduti accrescendo il benessere ma principalmente si creava un giro di denaro che permetteva di restare sul mercato una quantità sempre maggiore di banconote, e gli stampatori di carta moneta si arrischiavano sempre di più ad emettere carta non coperta da metalli nobili.
Il commercio era il moltiplicatore della ricchezza ma occorreva l'aumento dei consumi, da ottenere solamente con l'accrescere il salario dei prestatori d'opera.
Però nessuno di chi usufruiva del lavoro subalterno non prendeva l'iniziativa di aumentare i salari ai propri dipendenti affinché si aumentasse il giro del denaro.
Ogni imprenditori pensava che tale passo lo dovessero fare gli altri.
Fu creato pertanto un filo conduttore che spingesse tutte le masse dei lavoratori a reclamare più denaro, e questa operazione fosse concordata sottobanco in simbiosi con il capitale e con l'economia, affinché lo sviluppo della carta stampata a colori fosse omogeneo e non sussultorio.
Intanto si comprendeva che il dominio delle masse cozzava contro il collante etnico.
Non vi era più necessità dei popoli come massa lavoro, ma questo necessitava di tanti singoli.
Per rendere schiavi i cittadini occorreva distruggere i popoli. E questi si distruggono più facilmente dall'interno, ossia colpendo la famiglia.
Pertanto gli “Illuminati di Baviera”” avevano nel 5° punto del loro programma “”l'abolizione della famiglia, cioè del matrimonio come legame permanente, abolizione della moralità familiare, e l'educazione dei figli appannaggio totale della comunità.
Gli Illuminati di Baviera vennero sciolti e sorse un movimento succedaneo detto “Degli uomini giusti” a cui apparteneva Carlo Mardochai ( detto Marx).
Questi aveva un amico Engels fanatico di questa teoria perché contrario al matrimonio in quanto questo gli sottraeva la mano d'opera femminile che a lui necessitava per le sue numerose fabbriche,
Marx assimilò le teorie derivanti dalle necessità del capitale e dei banchieri.
Impostò la ideologia che non esistono i popoli, e l'uomo si divide in classi, e la classe dei lavoratori doveva diventare la motricità della ricchezza virtuale.
Se la classe lavoratrice non partecipava al consumo della carta moneta le banche avevano meno spazio per creare la ricchezza virtuale. .
Senza il marxismo, il capitalismo non avrebbe potuto svilupparsi e dominare il mondo.
In tal modo l'ideologia marxista aveva un impatto sui lavoratori in quanto diventava il collante creato dal potere economico per avere la spinta di richiedere gli aumenti salariali, ossia trasformare nei decenni l'uomo da lavoratore in consumatore come attività primaria.
I lavoratori soddisfatti delle affermazioni economiche facevano da supporto alle teorie marxiste, necessarie per la lenta ed inesorabile distruzione dei popoli attraverso l'abolizione della famiglia.
In 150 anni tale ideologia ha svolto il suo compito.
I consumi sono andati alle stelle, i cittadini sono stati invogliati ad indebitarsi affinché attraverso il debito controfirmino una sudditanza continuativa al potere economico.
Il concetto famiglia è decisamente tramontato e i figli vengono fatti dalle fattrici importate attraverso la immigrazione. Ora il marxismo non serve più, il concetto della famiglia è distrutta e il capitale si alimenta da solo.
I popoli sono in via di estinzione.
La ricchezza virtuale non ha più necessità dei consumi per avere un punto di riferimento. Adesso si basa sui bilanci virtuali e fantasiosi delle banche e delle finanziarie.
La carta moneta ha uno sviluppo elastico oltre ogni senso dell'equilibrio.
I poteri occulti hanno la necessità di una economia unica in tutto il globo.
Pertanto occorre aumentare i consumi dei popoli asiatici e diminuire quelli dell'occidente.
Le spinte in avanti delle conquiste dei salariati, necessarie per avere sinergia con il consenso verso la cultura marxista, affinché minare i popoli dall'interno, sono obsolete.
I cittadini non devono più essere dei consumatori, ma dei produttori di indebitamento in modo che non creino la ricchezza con la produzione, ma pagando un interesse bancario che li accompagni per tutta la loro vita loro ed eventualmente anche per il periodo della vita dei loro figli e nipoti.
Uno schiavismo fai da te.
Il marxismo è morto.
Adesso sta riaffermandosi il concetto dell'etnia.
Un concetto pericoloso per il potere mondiale e per chi perseguita il dominio globale.
Ed ecco che nasce una nuova ideologia.
Come il marxismo anche questa utile per il capitale.
Come tutte le religioni e le ideologie vi è un documento di base a cui tutti si ispireranno.
L'ideologo è Marchionne .
Da Mardochai a Marchionne
Da Mar(dochai) a Mar(kionne)
Da MarX a MarK
Il governo massonico statunitense ha stanziato a fondo perduto decine di miliardi di dollari, affinché l'ideologo Marchionne potesse stillare un contratto con la fabbrica di automobili Chrysler.
Sono stati i dipendenti di questo complesso, che per avere un posto di lavoro hanno accettato la diminuzione dello stipendio, la diminuzione del tempo feriale, la diminuzione delle prestazioni assicurative, la continuazione del libero licenziamento, ma più importante l'impegno di non scioperare per 6 anni,
Questo documento Marchionne lo vuole imporre a tutte le fabbriche che ha nel suo giro.
E' una formula per ritornare indietro, i popoli sono distrutti, il concetto di etnia non è più una difesa, e si pensa che il concetto etnico, unico nemico dei pensieri ideologici, sia morto.
E? l'ideologia per cui se l'uomo vuole avere un lavoro deve essere schiavo e se si ribella ad imposizioni di nuovi ritmi di lavoro e fa sciopero, viene licenziato.
La rivoluzione di Marchionne.
Una nuova ideologia.
(questo articolo ora sembra ridicolo tra 10/ 15 anni ne riparliamo)

Perchè LINEA FUTURO.....


Scopo di questo ente politico è di indicare la via onde liberare i cittadini italiani dal colonialismo che li opprime. Dopo la guerra del 1914-1918, necessaria per l’affermazione della ricchezza virtuale e la scomparsa della monetizzazione nobile come punto di riferimento dei rapporti commerciali, sorse il sistema della gestione del potere attraverso il consenso popolare allargato. Onde avere il consenso dei cittadini attraverso il voto si dovettero presentare dei progetti di sviluppo, di conduzione, di difesa. Questi erano il compendio di una agglomerato di idee che prendeva il nome di ideologia. Attraverso le ideologie, intese come momento aggregante, si sono create movimenti che assorbendole in parte o in toto hanno preso la denominazione di partiti in quanto, come enuncia la terminologia, servono a dividere in parti la popolazione. Queste organizzazioni, sfruttando la necessità di ricorrere al popolo per ottenere la consacrazione morale di gestire il potere, rafforzarono ed istituzionalizzarono lo sfruttamento. L’unica avvertenza è che i cittadini inviati dall’associazioni partitiche come propri rappresentanti in tutti i gangli del potere a tutti i livelli siano consenzienti del sistema di sfruttamento che viene progettato, attuato e conservato. La cultura della partitocrazia è consona al sistema che ha avuto il primo esempio storico di utilizzo delle popolazioni applicato dall’impero romano. Le società umane si modificano e si sfruttano ma non si distruggono perché altrimenti non possono essere utilizzate in seguito. L’unico compito dell’associazioni partitiche è di attuare uno sfruttamento sulla popolazione portato ai massimi livelli. Attraverso l’uso della ricchezza virtuale come fondamento della economia, oltre al prelievo fiscale, si è giunti ad addossare ai cittadini dei debiti che, oltre a creare nei creditori un fasullo sintomo di ricchezza, determinano una situazione di emergenza nell’elettorato in modo da poterlo gestire in modo continuativo ed assillante. Il sistema partitico si regge sui servizi resi alla popolazione e attraverso la non chiara contabilità della gestione del potere si ottiene uno sfruttamento sesquipedale delle risorse a livello statale. La perfezione dello sfruttamento consiste nel soddisfare in modo carente le esigenze primarie del cittadino come la sanità, l’ordine pubblico e la giustizia in modo che la tensione della popolazione, nel ricercare il miglioramento in questi campi, determina un consenso alla richiesta di una sempre maggiore pressione fiscale Oggi la pressione fiscale continua ad occupare lo spazio che aveva nei secoli passati conosciuto con il termine antico della mezzadria ossia il prelievo del 50% del reddito. Attualmente attraverso contabilità e controlli non facilmente verificabili si afferma, da parte delle forze governative, che il prelievo fiscale si aggira sul 45% del prodotto interno lordo. Qualsiasi partito o gruppo parificato, giunto al governo, continua a gestire il surplus del denaro che si riesce ad accantonare dopo aver gestito i servizi. L’organizzazione partitica sfruttando il concetto della burocrazia è riuscita ad ottenere delle creste di spesa e posti di impiego a tutti i livelli. Grazie ai numerosi enti pubblici e alle direzioni degli enti di servizi, si articola un sistema per cui qualsiasi partito a cui è stato dato la possibilità di emergere, in quanto ha accettato la formula, la intensità ed il volume dello sfruttamento raggiunto a livello nazionale, può trovare il suo spazio di rendiconto economico. L'affermazione di LINEA FUTURO consiste nel dichiarare che occorre sfatare, ridurre, svelare questa forma di spreco ed impossessamento del prodotto nazionale. Nel caso teorico che il potere e le sue clientele riducessero lo sfruttamento occulto a zero, per la gestione dello Stato, nell’aspetto attuale, sarebbe sufficiente una tassazione pari al 33% del prodotto interno lordo. Tuttavia considerando la natura umana dei cittadini a cui la partitocrazia si affida per avere dei propri rappresentanti in ogni punto del sistema direzionale a tutti i livelli, considerando il tipo di cultura lassista, edonistica e favorevole alla irresponsabilità propugnata in questi ultimi decenni si potrebbe considerare che attualmente la tassazione potrebbe essere accettata tra il 45% attuale ed il 33% citato. Praticamente la pressione fiscale in questo periodo di transizione, senza alterare il sistema dei servizi, potrebbe giungere al 39%. Questo è quando si propone LINEA FUTURO di presentare alla società italiana. Si ritiene non facile la diffusione di queste messaggio in quanto il progetto sarà osteggiato da quel 12/ 15 % della popolazione che vive lautamente grazie alla attuale gestione culturale partitocratrica dell’economia nazionale. Inoltre vi sono tra il 15% ed il 20% dei cittadini che ricavano utile dalla partitocrazia e non conoscono , o preferiscono ignorare come con la forte eliminazione degli sprechi, dei prelievi e del cattivo uso della ricchezza nazionale, avrebbero comunque uguale tenore di vita senza dovere fare i conti con la propria coscienza dovendo sostenere le consorterie partitocratriche.Occorre rivolgersi al 70% della popolazione che migliorerebbe la propria situazione sociale quando si applicherebbero le variazioni fiscali suggerite da LINEA FUTURO.

venerdì 6 agosto 2010

TRUCCHETTO O DOLCETTO ? (Caso Fini huahuahua)


Il numero della gente che era contro Berlusconi aumentava sempre di più, e rischiava che a malincuore si dovesse votare a sinistra per dare addosso a Berlusconi.

Invece così adesso anche quelli di destra che volevano votare contro Berlusconi hanno il loro spazio.

Praticamente la scissione di fini è solamente la scissione di chi è contro Berlusconi.
Perché molti che sono contro Berlusconi non andavano più a votare .

Invece così questi astensionisti sanno chi votare e diminuisce l'astensionismo.

Perché la partitocrazia per poter continuare a "mangiare" ha necesità di avere un grande consenso di affluenza.

E così si è combattuto un argomento che favoriva l'astensionismo.
Dato che Berlusconi ha molto seguito perché è contro l'ideologia, allora adesso le ideologie sia quelle di destra e quelle di sinistra si dividono i voti degli anti Berlusconi e nostalgici delle ideologie.

Poi così Berlusconi, che si era stancato di parlare male della ideologia della sinistra, ha un pò di spazio per parlare male della ideologia della destra.

Per cautelarsi contro la destra ha assorbito le tre donne : la Mussolini, la Santantachè e Donna Assunta vedova di Almirante.
Tanto gli uomini non contano.

Pertano in questi giornii si è svolta l'operazione della scissione dell'Antiberlusconismo.
E lui continua imperterrito, perché vi è una legge elettorale così micidiale che non si tira fuori nessuno se non si è alleati con il PD o il PDL.
Infatti Casini è riuscito a fare 3 senatori solamente in Sicilia ( per via della Mafia?)
In altre regioni i voti di Casini sono andati tutti persi.
Così sarà anche per fFini.
I voti di Fini al Senato sono tutti persi.
Perché in nessuna regione prende più dell'8%.

Infatti una sera alla televisione un finiano diceva che Fini avrebbe preso forse fino al 9% dei voti. ossia ammissione del buco dell'acqua.

E adesso il primo che sgarra si va a votare.

L'unica che è contenta di andare a votare è la lega perché così può dire che il federalismo non si è fatto per colpa di Fini, e così possono fregare i Padani ancora per anni.

sabato 7 novembre 2009

DIBATTITO SU: AUTONOMIA ALPINA E AUTOGOVERNO


Organizzatore:: MOVIMENTO AUTONOMISTA VALSESIANO Data: sabato 7 novembre 2009 Ora: 14.30 - 19.30 Luogo: ALBERGO MONTEROSA, Via Regaldi, 4, 13019, Varal, Valsesia Moderatrice: >Donatella Ratto (Vice Direttore del mensile “Fenera” ) Relatori: >Francesco Sargentini (Movimento Autonomista Valsesiano) PRESENTAZIONE DE...L CONVEGNO >Federico Simeoni (Fronte Friulano) LINGUA, IDENTITA' E RAPPRESENTANZA TERRITORIALE >Giacomo Consalez (Movimento "Sovranità Popolare") IL FEDERALISMO DEI CITTADINI! >Chiara Battistoni (Associazione per la riforma federale) LA CONCORRENZA NEL FEDERALISMO SVIZZERO ! >Leonardo Facco (Movimento Libertario) NON ESISTE LIBERTA' POLITICA SENZA LIBERTA' ECONOMICA! >Giancarlo Pagliarini (Associazione per la riforma federale) L'ABC DEL FEDERALISMO…. e quella "cosa" che hanno approvato a Roma ! >Marco Giabardo (Movimento Autonomista Valsesiano) IL DIRITTO DI DECIDERE LE PROPRIE DIPENDENZE ! >Andrea Fogliato (Linea Futuro) AUTONOMIA, NECESSITA’ DELLE COMUNITA’ ALPINE ! Gli interventi non saranno superiori ai 15 minuti, seguirà il dibattito con il pubblico, moderato dalla giornalista Donatella Ratto, siete pregati di porre domande attinenti ai temi relazionati, ma anche provocatorie, perche solo in un dibattito duro e veritiero si trova la realtà dei problemi ! “Il direttivo M.A.V.” www.mav-valsesia.org www.albergomonterosa.it info@mav-valsesia.it info@albergomonterosa.it


lunedì 9 febbraio 2009

L'INTERESSE BANCARIO



Un problema del monoteismo è la mancanza di spazio per una entità di carattere divino che dovrebbe rappresentare il male.
Nel politeismo vi sono delle divinità che, in qualche modo, si assumono il compito di essere il riferimento del male.
Nel monoteismo il dio è il depositario della speranza nel bene, e non può essere collegato alla negatività.
Il problema del dio unico determina per necessità l’esistenza del suo opposto.
Il primo esempio di questa automatica presenza speculare al monoteismo si ha nel deserto del Sinai.
Mosè cercò di radicalizzare nel suo popolo il credo in un Dio unico, ispirandosi in qualche modo al pensiero monoteistico del faraone Amenofi IV che aveva assunto il nome di Ekhnaton.
Di fronte al Dio unico il popolo ebreo, sentendosi privo di una guida nel deserto perché Mose si era assentato, cercò di appoggiarsi ad un altro reale simbolo di divinità, identificata e forgiata in oro.
Ossia in alternativa al Dio unico, il simbolo dell’ oro.
L’oro come simbolo dualistico con il Dio creatore.
Nel momento della costruzione del vitello, avveniva la ennesima conferma dell’oro come simbolo visibile del benessere terreno, mentre il Dio unico è il simbolo del benessere ultraterreno.
Anche il Cristianesimo, conservando l’unicità del monoteismo, risente della necessità di un dualismo per la rappresentazione del male.
La ricchezza derivante dal possesso dell’oro, viene usata come simbolo di distacco e di alternativa al Dio unico, e l’oro, ossia il denaro, assume una visione religiosa, che in realtà non gli compete.
Nella Bibbia vi è un riferimento preciso all’uso del denaro.

Esodo 22,25
Se tu presti del denaro a qualcuno del mio popolo, al povero che è teco, non lo tratterai da usuraio; non gli imporrai interesse. Se ti prendi in pegno il vestito del tuo prossimo, glielo renderai prima che tramonti il sole.

Levitico 25,10
Conterai pure sette settimane d’anni; sette volte sette anni, e queste sette settimane d’anni ti faranno un periodo di quarantanove anni. Poi il decimo giorno del settimo mese farai squillare la tromba, il giorno delle espiazioni farete squillare la tromba per tutto il paese.
E santificherete il cinquantesimo anno, e proclamerete l’affrancamento nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo .

Il concetto di interesse, secondo il pensiero mesopotamico da cui la Bibbia trae ampia ispirazione come insegnamento, veniva ad essere condannato trasformandolo in precetto religioso in quanto considerato deleterio verso la società
La struttura comportamentale sviluppatesi in Medio oriente aveva compreso come l’interesse sul denaro imprestato, alla lunga crea uno squilibrio economico, che può essere causa di attriti all’interno della comunità portandola alla distruzione, perché in un campo limitato del denaro, l'interesse lo coinvolge verso pochi punti, mentre invece per mantenere il denaro distribuito nella società occorre creare in continuazione della ricchezza virtuale.
Anche i romani avevano compreso questo problema.
I condottieri romani si facevano imprestare del denaro, organizzavano un esercito e con le prede rapinate, ritornavano a Roma dove pagavano debiti ed interessi.
Questo determinava un squilibrio economico, ma si riusciva a sopravvivere fino a quando le legioni romane trovavano spazio alle conquiste ed ai saccheggi.
Giulio Cesare comprese il problema e quando vide che con le rapine non riusciva a creare ricchezza sufficiente per pagare i debiti e gli interessi, dichiarò un anno giubilare a Roma. Ossia la diminuzione drastica del valore dei debiti.
Roma non aveva come gli ebrei un calendario sistematico indicante precedentemente l’anno giubilare in cui potevano venire rimessi i debiti.
L’indicazione dell’anno giubilare era alla merce del potere.
Giulio Cesare proclamò un grande taglio ai debiti. In tal modo diminuì drasticamente lo scoperto nei confronti dei suoi finanziatori.
Forse per questo venne pugnalato.
Dopo Giulio Cesare non furono più proclamati anni giubilari, si preferì svalutare la moneta.
In seguito con l’avvento del Cristianesimo, grazie alla lungimiranza di Costantino, si determinò come argomento di fede la proibizione di imprestare denaro con interesse.
Fu permesso in seguito agli ebrei di trasformarsi in prestatori di denaro in quanto, la Bibbia proibiva loro di imprestare denaro con interesse, ma solo verso i fratelli di fede e non verso coloro che non professavano la religione ebraica.
Il permettere agli ebrei questa prerogativa concedeva un grande vantaggio. Quando la situazione economica peggiorava causa il problema derivante dal denaro che, attraverso l’interesse, si concentrava in pochi punti, si ricorreva ai pogrom, si accendevano gli animi e i debiti venivano rimessi grazie alla violenza.
Però il sistema non poteva andare avanti con queste prospettive.
Finché apparvero nella Storia i Templari. Monaci guerrieri, che assimilarono dall’oriente molti comportamenti, e grazie a un consenso papale iniziarono ad imprestare denaro con interesse, tale prerogativa era in regime di monopolio.
L’organizzazione si sviluppò in tutta l’Europa diventando una specie di multinazionale bancaria. In breve tempo, come era già successo nei secoli passati le ricchezze confluirono grazie al moltiplicatore dell’interesse, in una sola sfera, nel caso specifico verso i Templari.
La politica determinata dai signori e dai re, avevano trovato nei Templari dei finanziatori per condurre le guerre. Però ad un certo momento il sistema debitorio non poteva più reggere, ed allora il re di Francia, attraverso una bolla papale, riuscì a far sciogliere l’ordine, grazie anche alla possibilità di poter accedere ad un parziale sterminio dei cavalieri Templari.
Veniva così a cessare il sistema bancario appoggiato alla religione. .
I Templari con la ripresa di concedere prestiti, portarono filosoficamente un danno di immagine al denaro identificato nell'oro.
Il monoteismo attraverso la Bibbia e il Vangelo aveva cercato di abolire l’interesse, in tal modo il denaro non poteva più riprodurre se stesso. Senza interesse il denaro si avvicina al concetto di Dio in quanto non muta, mentre invece l’interesse squalifica il denaro perché un Dio non può creare con l’interesse parte di se stesso.
Infatti Dio può creare qualsiasi cosa ma non può creare se stesso o parte di se stesso.
L’interesse bancario determina nel tempo una sperequazione economica.
Nel 1717 con l’avvento della banca di Francia iniziava il concetto della carta moneta.
In questi trecento anni, l’interesse poté essere sviluppato, perché il sistema bancario creava, con oculatezza, il volume della ricchezza virtuale necessario a rendere possibile il pagamento degli interessi.
Nel 1971 le banconote vennero definitivamente sganciate dall’oro.
A quel punto il sistema mondiale mise le basi per il suo irreparabile crollo. Infatti le banconote vennero moltiplicate, e più precisamente il volume di ricchezza espressa in carta accresceva in continuazione.
Ma in un mondo finito, non vi può esistere uno sviluppo infinito.
Ora il sistema è crollato.
L’abilità della classe politica mantiene ancora in piedi la credibilità di questo sistema, ma ormai miliardi di persone, troppi enti, credono di possedere della ricchezza che invece è solamente carta straccia.
Non esiste altra soluzione che abolire il sistema ad interesse, se questo continua, considerando il mucchio intergalattico di ricchezza virtuale, crea cifre iperboliche non quantificabili.
Dopo 3500 anni gli esperti in economia devono studiarsi il Levitico.
Dispiace ma abbiamo saltato il fosso. I Sumeri avevano compreso questo. Nessuno ha mai dato eccessiva importanza all’avvertenza, considerando il sistema attuale decisamente lontano da quello antico.
Con le Bad Bank vogliono creare un anno giubilare per le banche. Perdonare i loro debiti e poi tra 50 anni si vedrà.
L’unica avvertenza: quando si passa a un sistema senza interesse la struttura economica crolla.
Ma forse è meglio una deflazione che una guerra civile tra popoli senza alternativa.
Se si vuole salvare la razza umana da un cataclisma violento si deve abolire l’interesse.
Più si attende, più il tutto diventa cruento.

martedì 3 febbraio 2009

I SETTE AVVENIMENTI



Il mese in cui si vuole dare una sterzata al mondo.
Nel mese di gennaio 2009 si sono concretizzati molti situazioni determinanti per il futuro della società mondiale.

PRIMO AVVENIMENTO .
Il nuovo presidente degli Stati Uniti è un meticcio .
Non è un nero discendente da stanziali generazioni in America e pertanto non è portatore nel suo Dna del segno dello schiavo, è il frutto tra un bianco ed un vero africano.
Inoltre porta nel nome il segno della sua origine mussulmana. .
E’ il frutto di due mondi il cristiano e il mussulmano.
Egli possiede nel suo subcosciente, ereditato dal padre, la sensibilità nel poter accettare che si possa vivere al di sotto delle possibilità secondo il metro europeo, ossia non si scandalizza del tenore economico di vita africano.
Suoi consanguinei hanno una altra visione del consumismo. Le sue esperienze potrebbero aiutare nel pensare un nuovo tipo di futuro degli USA: seguendo lo standard africano.


SECONDO AVVENIMENTO

Ordine perentorio del nuovo presidente USA di mandare via i clandestini.
Desidera conoscere ogni giorno il totale dei lavoratori che nella giornata si sono iscritti come disoccupati.
Non è detto in alcuna parte in modo chiaro che desidera conoscere anche giornalmente il numero dei clandestini rimpatriati.
La cacciata dei clandestini in USA, da pochissimo tempo, assume quasi l’aspetto di un rastrellamento, in molti casi non si permettere al clandestino arrestato, di andare a casa a raccogliere i suoi effetti personali.
Il Messico prevede il rientro di 3 milioni di messicani dagli USA nel 2009.
Per altri stati del centro America non vi sono previsioni in essere.


TERZO AVVENIMENTO

L’ordine di fermare le invasioni di massa è perentorio anche per altri paesi alleati europei.
Nello stato italiano, dove da oltre 15 anni si finge di mandare via i clandestini, è arrivato l’ordine. Il Ministro dell’interno che fingeva di essere contro questa immigrazione, in un sol giorno, ha cambiato parere ed ha iniziato ad atteggiarsi con la linea dura. Si è scoperto che fin dal 1998 con la Tunisia vi era un accordo che permetteva il rimpatrio di cittadini tunisini, purché l’invio non fosse massiccio e non superasse un certo numero giornaliero.
Mai fu usato e venne sempre tenuto nascosto.
Il ministro dell’interno è andato personalmente a discutere in Tunisia per attivare l’accordo di questa possibilità.
A trattare con la Tunisia non è andato il ministro degli esteri, in quanto nello stato italiano l’immigrazione è gestita dalla Lega Nord che, grazie alla sua propaganda, può fingere di essere credibile nella lotta contro l’immigrazione selvaggia, e può invece impunemente favorirla.


QUARTO AVVENIMENTO

E’ stata tolta la scomunica agli Levebfriani.
Nel momento di enorme crisi economica e politica attuale, la Chiesa romana vuole darsi un tono di punto di riferimento indistruttibile, che supera indenne i momenti ondeggianti ed insicuri attuali.
Non poteva agire in tal senso in quanto la antica Tradizione della Chiesa romana è stata abilmente monopolizzata dal gruppo levebfriano.
Per ritornare alla piena titolarità della Tradizione, in modo da mandare una immagine millenaria di indistruttibilità, la Chiesa ha riassorbito il gruppo integralista.
Questo è stato possibile grazie al nuovo Papa che impersona il desiderio di ritornare alla tradizione, abbandonando il periodo di spinta, portato avanti dal troppo lungo pontificato precedente.
Vuole fermare il balzo in avanti verso la sinergia con l’altro monoteismo che riveste un carattere etnico.
Questo allontanamento dall’altro monoteismo, viene amplificato dal comportamento di uno di quei vescovi riabilitati che si identifica nel negazionismo.Non tanto per ragioni di interpretazione o di chiarimenti storici, ma per il semplice fatto di allargare il solco tra Cattolicesimo e Giudaismo.
L’abilità di questo rientro studiato, consiste nell'esservi un solo vescovo negazionista, e che questo da solo non può ricreare un altro movimento tradizionalista, in quanto occorrono due vescovi per ordinare un altro vescovo e pertanto avere la gerarchia riconosciuta secondo la Tradizione,onde per creare un nuovo scisma.
Così la chiesa romana si è coperta da uno scisma e può, pur denigrando il negazionismo, usufruire, se necessario in tempi opportuni, il solco di divisione che si allarga tra i monoteismi.


QUINTO AVVENIMENTO

Inizio di parlare apertamente di Bad Bank.
Ossia la creazione di banche che assorbono tutte le obbligazioni, azioni e derivati cattivi esistenti nei bilanci delle banche normali.
Tutti questi prodotti non possono essere azzerati nei bilanci delle attuali banche, in quanto le porterebbero ad un fallimento da un punto di vista contabile.
Le Bad Bank si assumerebbero il compito di conservare questi mezzi cattivi e rimetterebbero nella contabilità di ciascuna banca dei documenti con reale valore in modo da rendere puliti i bilanci bancari.
Il Ministro Tremonti ha spiegato in televisione che tali Bad Bank avranno la durata di 50 anni, trascorsi i quali gli stati prenderanno delle decisioni in merito.
Attualmente nessun impegno.
Ossia si vuole riproporre l’anno giubilare di remissione dei debiti come descritto nel Levitico (25,8), anno giubilare che si ripete ogni 50 anni.
Praticamente mettere in funzione un consiglio di economia vecchio di 3.500 anni
La Chiesa romana ha adottato il Giubileo, ma solamente per la remissione dei debiti dell’anima.
Mai nessuno pensava di rimettere i debiti finanziari.



SESTO AVVENIMENTO

Gli operai inglesi sono in agitazione sindacale a causa di un centinaio di operai italiani che operano nella costruzione di una raffineria.
E’ un atto di mobilitazione spontaneo.
La rivolta contro lavoratori importati di una altra etnia.
Finora gli operai inglesi non hanno avuto paura dei lavoratori del loro terzo mondo, in quanto questi si adattano ai lavori umili, e quando si evolvono nel campo del lavoro si fanno assorbire dal terziario tritatutto.
La coscienza operaia è iniziata appunto in Inghilterra dove nacque il movimento del Luddismo (1811) che consisteva nel voler distruggere i macchinari, in quanto questi aumentando la produzione, diminuivano la richiesta di mano d’opera e conseguentemente il calo della paga operaia.
La lotta era dell’operaio produttore contro chi, avendo disponibilità finanziarie, metteva sul mercato manifatturiero le macchine produttrici.
La lotta tra la classe operaia ed il capitalismo.
Questa lotta intelligentemente venne fagocitata dal Marxismo e si determinò quel grande processo vecchio di 200 anni, per cui i sindacati gestivano la classe operaia affinché questa ottenesse dei miglioramenti, questi permettevano l’aumento dei consumi, e conseguentemente l’accrescimento del capitale e della ricchezza virtuale.
La classe operaia, attraverso il marxismo, è sempre stata usata come regolatore per lo sviluppo del capitale.
Ma con l’avvento del trattato di Basilea2, con lo sviluppo esponenziale della ricchezza fasulla, si è determinato la morte del capitalismo, che attualmente attraverso le Bad Bank diventerà capitalismo di stato.
Il marxismo era riuscito a far credere che la speranza dell’uomo, si realizzasse attraverso la lotta contro il capitalismo, finché quando la ricchezza virtuale comprese che non necessitava più il lavoro per creare se stessa, ed il comunismo venne abbandonato 20 anni or sono.
Libero dai parametri del consumismo, il capitalismo è entrato in agonia.
E così nell’animo dei cittadini sorge l’unica molla che era stata sapientemente sopita; il concetto di etnia.
Pertanto in funzione di questo inconscio sentimento etnico i lavoratori inglesi scendono in lotta.
Ora certamente tutti i partiti, essendo condizionati e a libro paga della globalizzazione, saranno contro questo momento di protesta spontanea.
Conseguentemente visto che si otterrà nulla o poco, nascerà il concetto che il futuro non si dovrà cercare nelle ideologie, nella politica ma nel sentimento etnico albergante in ciascuno.
L’ideologia creata per distruggere i popoli non è riuscita a vincere.
Un nuovo progetto del futuro si sta affacciando.

SETTIMO AVVENIMENTO

La Cina ha creato in poche settimane forse circa 20 milioni di disoccupati.
La maggior macchina produttiva mondiale, si arrende al consumismo che sta declinando.
Vi fu uno sviluppo del consumismo mondiale in quanto il cittadino, oltre consumare quello che produceva, consumava anche attraverso la ricchezza artificiale ottenuta trasformando se stesso in debitore.
Questi debiti hanno creato il consumo, si è già consumato quello che si doveva consumare nei prossimi trenta anni.
Ma ora la ricchezza virtuale sta morendo, non può continuare a peggiorare la situazione mondiale aumentando il volume debitorio dei popoli.
Pertanto vi è una brusca frenata.
La Cina per alimentare questa consumismo ha accettato di incamerare volumi enormi e fantascientifici di ricchezza virtuale ma non esistente in realtà.
Con questo pugno di mosche e con tanti disoccupati si sta formando una bolla di esplosione. Il nuovo presidente USA sta scioccando il mondo con la sua inversione nel tendere la mano verso l’Islam, è terrorizzato che questi cada nella rete della Cina.
Cina e Islam uniti insieme potrebbero travolgere il mondo.

domenica 7 dicembre 2008

LA GIUSTIZIA DIVINA



Ogni essere umano ha nel suo comportamento una rappresentazione inglobante nel suo modo di pensare di due forme determinate dall’istinto ma anche dal sistema di condizionamento culturale ricevuto dall’ambiente in cui vive.
Tali forme comportamentali si possono esemplificare nell’insieme dei diritti e dei doveri.
Un uomo quando ritiene essere violato quello che considera un suo diritto, o presunto tale, limitando il concetto di libertà e di possesso creato dal senso del diritto medesimo, cerca di ristabilire la situazione attraverso operazioni ripristinanti e compensanti la violazione.
Inoltre spesso, tale situazione, determina un reazione di rivalsa che assume l’aspetto di una punizione verso chi ha procurato ed ottenuto un danno contro i diritti dell’offeso. Punizione che assume nell’immaginario l’aspetto di vendetta ma praticamente nasce da una necessità ancestrale di creare un deterrente affinché l’offendente non ripeti più l’operazione di offesa.
La del danno può essere di carattere materiale oppure morale, o di entrambi gli aspetti, ed il desiderio di punizione crea uno scontro.
L’arco temporale della esistenza della razza umana ha una linea che la divide.
La prima parte è il contenitore in cui l’uomo cerca per il proprio sostentamento quella che la natura può offrirgli. Ossia il nutrimento attraverso la natura in movimento rappresentato dal regno animale, e la natura statica rappresentato dal regno vegetale.
Nel momento, che l’uomo riesce ad incidere nel regno statico obbligando la natura a produrre dei vegetali necessari per il proprio nutrimento, incomincia il periodo della agricoltura.
Tale periodo ha inizio circa 10.000 anni secondo i segni riscontarti fino ad ora lasciati dalla storia.
L’opera umana ha obbligato la natura a fornire i prodotti necessari per la alimentazione, permettendo la nutrizione di un numero sempre maggiore di individui.
La natura, per produrre, ha necessità di cicli di tempi lunghi e di operazioni susseguenti che partono dalla semina al raccolto, conseguentemente questo obbliga l’uomo a diventare stanziale in attesa del compimento del ciclo della crescita del prodotto vegetale.
Questa aspettativa e la crescita del numero degli uomini, avendo una maggiore disposizione di cibo, determinarono la formazione di nuclei abitativi.
Questi nuclei in principio nascono sempre da gruppi consanguinei ma, col succedere delle generazioni, il vincolo del sangue non è più determinante è sufficiente a tenere uniti i componenti.
La coabitazione in un medesimo luogo di più persone determina, per la facilitazione di contatto, la creazione esponenziale di contatto e susseguenti attriti derivandone una necessità continua di ottenere equilibrio verso i torti o presunti tali ricevuti. La diatriba, se non controllata, minaccia l’esistenza del gruppo stanziale.
Per evitare questo era necessaria l’autorità di qualcuno che limasse le asperità dei conflitti.
Ossia per la sopravvivenza del gruppo era necessario che tutti si riconoscessero nell’autorità di chi era predisposto ad appianare questi attriti e quanto decideva, per dare equilibrio alle rivalse, fosse riconosciuto dai contendenti.
La autorità è facile da amministrare quando a praticarla è colui che è il padre o l’ascendente di tutti i componenti del gruppo, in quanto l’autorità viene riconosciuta per discendenza di sangue.
Passata tale fase allora la persona dedita all’amministrazione delle controversie veniva scelta e riconosciuta in modi differenti.
Tuttavia per la sopravvivenza del gruppo che, causa la disponibilità di cibo aumentava di numero era necessario questo sistema.
I gruppi che non riuscivano ad applicare nel loro interno questo metodo erano destinati a scomparire.
Questa forma di delegare le controversie ad un altro venne dichiarata come amministrazione della giustizia.
E affinché questa non fosse messa in mano all’arbitrio di uno solo e i componenti del gruppo fossero a conoscenza dei limiti del libero arbitrio di ciascuno, fu necessario promulgare degli ordinamenti detti leggi.
Inoltre le leggi, oltre facilitare il compito di chi amministrava la giustizia, forniva al medesimo una copertura alle sue azioni.
In quanto nei casi del nascere di contestazioni al suo operato, le leggi erano il punto di riferimento, che messo sopra a chi amministrava la giustizia gli forniva uno scudo di protezione al suo operare.
Conseguentemente l’amministrazione della giustizia era la forma superiore di gestire il potere.
La consapevolezza dell’esistenza di una giustizia superiore crea un senso di equilibrio nell’uomo, in quanto il medesimo ha nel suo subcosciente l’immagine che, comunque vada, i suoi diritti vengono in qualche modo difesi secondo regole conosciute.
La giustizia aveva solo un problema. Chi l’amministrava deve sempre pronunciarsi al più presto per evidenziare la presenza continua della giustizia, e questa continuità diventa anche simbolo della sua legittimità.
Però la giustizia, amministrata subito dopo l’azione determinante la controversia, deve tenere in considerazione anche il pensiero di rivalsa dell’offeso. Quando la giustizia viene applicata in tempi successivi si avvale del vantaggio che il senso di rivalsa della parte offesa si possa affievolire, in tal modo la giustizia determina punizioni meno onerose verso chi è ritenuto colpevole.
Lo sviluppo della società pertanto si evidenzia con il progredire dell’amministrazione della giustizia e nel contempo con l’accrescere il riconoscimento del suo valore sociale.
La giustizia col tempo si dissocia dal potere, però, per potere funzionare in una certa autonomia, ha sempre dovuto avere un occhio di riguardo al medesimo onde non avere contestazioni dall’alto al suo operato.
Tuttavia il senso di giustizia con l’aumento del grado di civiltà ha avuto sempre una maggior necessità di espletarsi, causa il continuo aumento della necessità di equilibrare quanto è ritenuto una sperequazione.
A tale scopo è determinante il compito delle religioni.
L’intelligenza dell’uomo è determinata dalla sua capacità di prevedere o per lo meno di cercare di anticipare il futuro, ed in base a questa immaginazione procedere nel pensiero.
Questo operare, grazie all’immaginazione, determina lo sviluppo culturale e comportamentale della società umana.
Un problema culturale dell’uomo era il sopraggiungeva della morte di un suo simile, in quando conservava il suo ricordo e non poteva sentimentalmente distaccarsi da esso.
Questo ricordo sviluppava nell’immaginario la necessità o la speranza di vederlo ancora in vita rifiutando di credere che con la morte tutto avesse termine.
Il rispetto e ricordo, unici esempi nel regno animale sviluppato sulla terra, determinarono il culto dei morti. Precisamente il rifiuto che con la morte tutto avesse termine. Questo pensiero trasformato in culto, ripreso e sfruttato come portatore di pensiero culturale determinò la nascita delle religioni.
Ossia la creazione immaginale di un mondo trascendentale dove continuavano ad esistere i morti. Il concetto dell’esistenza di questo mondo creò il pensiero della possibilità di popolarlo di entità superiori ed immaginarie.
Nello sviluppo delle religione nasceva il concetto del dio, che per avere un seguito nell’immaginario dell’uomo doveva necessariamente possedere delle qualità extraumane.
La principale era il suo potere, il quale talvolta poteva intervenire nella modificazione degli eventi.
Le necessità dell’uomo sono innumerevole ma quella determinante per l’immaginazione del futuro era la necessità, mai pienamente soddisfatta, di giustizia.
Giustizia non solo verso la invadenza dell’opera di altri uomini ma anche verso l’invadenza della natura.
La divinità diventava nell’immaginario come il depositario di una giustizia superiore che in qualche modo avrebbe potuto esprimersi. Ossia il dio come compensatore delle ingiustizie che l’uomo non poteva appianare completamente.
Con l’aumento della consapevolezza della propria esistenza, con il confronto con la realtà nell’animo umano è sempre aumentata la certezza del diritto di usufruire delle situazioni migliori degli aspetti della vita, conseguentemente maggiori sono le speranze riposte nella disponibilità della divinità.
Con l’aumento di richiesta di interventi divini, maggiore è la necessità di aumentare la credibilità della divinità, e di riflesso la sua immagine proiettata nell’inconscio umano viene continuamente nei secoli ad essere sempre maggiormente sublimata e spiritualizzata.
L’immagine del dio diventa sempre più perfetta e si allontana sempre più da immagini stereotipate umane.
La gestione della credibilità della divinità, per la sua continuità, viene gestita da una casta chiamata comunemente clero.
Tuttavia la sua opera diventa sempre più difficile man mano che si creano religioni con divinità sempre più perfette.
La classe sacerdotale non riesce più a tenere il passo nel rapporto di tramite tra la divinità e l’uomo, in quanto non riesce a uniformarsi all’aumento dell’immagine del divino.
Questo perfezionismo distacca la divinità dall’uomo in quando mentre riesce ad acquisire una maggior credibilità con conseguente aumento della fede, nel contempo ne deriva una sempre complessità di maggiori richieste ritenute giuste da parte dell’umanità per appianare le asperità della vita.
Qualche religione avanzata riesce a risolvere parzialmente il problema trasformando l’immagine di persone defunte in intermediari tra il dio e l’uomo.
Maggiore è l’aumento della civiltà dell’uomo, maggiore sono le sue richieste.
Maggiore è anche l’immagine del dio.
La mole di richieste di interventi divini per il senso di giustizia necessario è tale che rende il dio sempre maggiormente inattivo di fronte alle domande.
Pertanto si determina che spesso i scarsi risultati, per chi ha una fede profonda, determinano dei forti dubbi sull’esistenza del divino.
L’unico modo per continuare la sua credibilità è trasformare le richieste dell’uomo come una lotteria dove di fronte a numerose richieste ogni tanto per motivi inspiegabili la richiesta viene esaudita e classificata come miracolo.

CAMBIAMENTO DI CULTURA


L’uomo è nato in una zona specifica del pianeta ma in seguito lo ha colonizzato tutto.
La sua determinazione gli ha permesso di espandersi anche in territori non confacenti alla sua natura fisica.
Ha supplito agli ostacoli della durezza di certi ambienti.
Tuttavia nell’affermarsi ha dovuto accettare la modificazione effettuata nel suo aspetto e al suo comportamento.
E’ lo scotto da pagare per poter vivere ovunque.
Nel vivere in ambienti ostili l’uomo ha dovuto modificare il suo modo di pensare. Nei territori freddi ha dovuto assumere la cultura di ammucchiare le provviste utili durante i periodi in cui la natura è matrigna.
Chi non aveva la cultura di preservare veniva eliminato dall’ambiente ostile.
Questa predisposizione all’ accumulo per la futura sopravvivenza è il nocciolo di quella popolazione che, abitando più al nord, ha dovuto accettare l’imposizione della natura che gli ha modificato anche il colore della pelle in bianco.
Questo tipo di popolazione iniziò la accumulo dei beni, che in certe popolazioni, dove la natura era meno matrigna, servivano per creare agi ai dominatori del momento, oppure per permettere periodi di minor attività in seguito.
Però nelle zone più ostili l’accumulo serviva spesso per coloro che continuavano ad attivarsi e usavano la ricchezza come modo di accrescere culturalmente le cognizioni ricercate appunto per aumentare un ulteriore accumulo di beni.
Questa era la molla determinante la civiltà moderna .
Ossia i beni non goduti interamente ma usati per nuove mete di produzione di altri beni.
Le popolazioni attivanti questo sistema crearono un tipo di civiltà che permise di avere il potere su il pianeta.
Tutti i popoli in cerca di sviluppo cercarono di adeguarsi a questo metodo che oltretutto è l’unico valido per creare benessere.
In tutto il pianeta pertanto vi è la corsa di accumulo come unico mezzo di sopravvivenza.
Questo è perfettamente vero però nella società non vi è abbastanza ricchezza per tutti.
Il Pianeta non la può produrre o sopportare la produzione se questa viene considerato come unico mezzo per accrescere il potere e non come volano per mantenere la vita.
Pertanto vi sono due vie .
O diminuire le discrepanze della proprietà di beni o infondere la cultura che la civiltà dei bianchi di accumulare non è più fattibile.
Il concetto del bianco non è praticabile all’infinito, perché non adatto alla mentalità comportamentale di tutti.
Attraverso la ricchezza virtuale, si è trasformata la carta in valore, ma questo gioco assurdo non può durare all’infinito e in questi giorni ha dimostrato con evidenza, come già si temeva da qualche anno, di essere giunti al limite.
Si è giunti alla conclusione che la cultura dell’uomo bianco deve cessare,
Si deve accettare la cultura semitica e camita basata sulla speranza nella divina provvidenza.
Questa è la cultura che vogliono imporci.
L’uomo della cultura dell’uomo bianco deve scomparire e deve subentrare l’uomo portante in se, anche se non se ne è consapevole, il dna che non ha necessità di sentire l’affanno dell’accumulo.
Ecco il segnale di Obama.
Hanno decretato che il sistema dei popoli nordici è finito. Il futuro sarà della divina provvidenza.
La società che oggi ha garantito la sopravvivenza della banche dal fallimento, che oggi rappresentano la cultura perdente,domani garantirà un pasto a tutti e basta.
Questo è il messaggio mandato dai poteri forti attraverso Obama.
Uomo non sa quale vera immagine deve rappresentare. ,Non un nero condizionato da circa due secoli nel mondo dei bianchi, ma l’uomo che proviene in linea diretta da quel centro Africa dove vivono senza pensare al futuro.
Ora tocca a noi vedere se dobbiamo accettare questo messaggio oppure seguire la nostra strada.
Ricordiamoci che se torniamo indietro e non essendo in grado di difenderci dai padroni del vapore saremo finiti. Cercano di riempirci di uomini del terzo mondo affinché la società sia più facilmente recettibile al nuovo ordine mondiale.
Facciamo attenzione a non cadere nel gioco inventato dagli altri.

venerdì 7 novembre 2008

Parte prima IL DIO DENARO




















L’agricoltura segnò una svolta fondamentale nel percorso della umanità. Essa fu il passaggio dal puro sfruttamento delle risorse naturali alla guidata produzione dei mezzi di sussistenza. L’agricoltura ebbe origine quando si incominciò a rendere permanente la coltura di alcune specie vegetali.
Il passaggio, dal puro sfruttamento delle risorse naturali all’agricoltura, provocò un aumento dei prodotti alimentari disponibili.
L’agricoltura passò attraverso a due fasi.
La prima consistette nell’interrompere periodicamente la cultura per permettere alla terra di ricostruire la propria fecondità durante una pausa di riposo.
La seconda consisteva nel rivoltare la terra prima della semina. Questa fase di lavorazione agricola si iniziò verosimilmente seimila anni or sono.
Da quel periodo l’agricoltura si sviluppò come il metodo migliore di sussistenza, accompagnata da procedimenti sperimentali trasmessi dalla saggezza collettiva da generazione in generazione.
Su questo sistema si costruirono tutte le civiltà.
I gruppi umani, formati all’inizio da poche famiglie, per poter praticare l’agricoltura, divennero stanziali per non allontanarsi dai terreni seminati e poter attendere al raccolto dei prodotti della terra.
La sedentarietà e l’aumento dei mezzi di nutrizione determinarono un aumento del numero della popolazione. I gruppi stanziali diedero un impulso alla costruzione di ricoveri. Le case vennero costruite vicine fra loro sia per la prossimità ai terreni coltivati sia per la facilità di difesa.
La difesa, in specie contro altri uomini, era necessaria in quanto è innato nell’uomo il concetto della depredazione verso gli altri.
La Mesopotamia fu una delle prime culle dove ebbe inizio lo sviluppo della agricoltura.
Quattromila anni prima della nascita di Cristo in questa terrà si stanziò il popolo dei Sumeri forse originari da una zona montagnosa dell’Asia centrale. Come tutti i popoli agricoli si stanziarono in gruppi e la fertilità del suolo permise l’accrescimento del loro numero.
Si formarono delle città che si amministravano autonomamente ed in perenne lotta fra di loro.
La situazione ambientale della Mesopotamia era di origine alluvionale, soggetta a disastrose inondazioni provocate da due fiumi: il Tigri e l’Eufrate. Fin dal quarto millennio a.C. furono eseguiti grandi lavori di sistemazione del suolo per aumentare la fertilità e la estensione dei terreni coltivabili.
Questi lavori sono la testimonianza di forti poteri centrali.
Tali poteri si concretizzavano nelle strutture costituenti il fulcro delle città- stato. La religione dei Sumeri presentava i caratteri delle società agricole, politeismo accentuato con la concezione della regalità sacra L’organizzazione politica delle città era basata sulla monarchia, questa però aveva una funzione teocratica, il vero signore della città era il Dio ed il sovrano era solo il temporaneo amministratore.
Ogni città aveva il proprio Dio, nasceva il concetto base “ogni popolo un dio“. Anteriormente all’istituzione monarchica nel governo delle città esistevano dei consigli di cittadini questi si riscontrano solo nel periodo iniziale della civiltà sumera. I Sumeri furono i primi ad inventare la scrittura, i primi scritti sono del 3200 a.C., sono stati rinvenuti su tavolette di argilla scritte e poi essiccate al sole. La scrittura venne denominata cuneiforme dalla forma dei segni schematizzati in cunei a causa del materiale usato per scrivere; uno stilo di canna tagliato a cuneo sulla sommità. La scrittura numerica era basata sugli ideogrammi, all’inizio vi erano circa 2000 segni, in seguito si ridussero a 600.
La lingua sumera era agglutinante come l’ungherese, ma non era vicina a nessuna delle lingue esistenti.
In tale lingua pare si conoscessero i toni come la lingua cinese. Alcuni studiosi asseriscono come la scrittura cinese derivi da quella sumera. Sono state rinvenute migliaia di tavolette di argilla scritte. Esse appaiono come documenti storici, religiosi, poemi, leggi, leggende ed inoltre furono rinvenute tavolette recanti l’indicazione di un valore pari alle attuale lettere di vettura, documenti di credito o attestati di debito. Inoltre furono rinvenuti cilindri di pietra o di rame recanti degli scritti e delle figure in rilievo che fatti ruotare su formelle di creta fresca imprimevano i disegni e gli scritti
I Sumeri costruivano i loro tempi e le loro case in mattoni. L’argilla era la base per costruire, però dato la non perfetta cottura dei mattoni le costruzioni, benché monumentali, andarono distrutte.
Ecco perché la cultura egizia ha un maggior seguito, gli Egiziani costruivano con la pietra e le loro vestigia poterono sfidare il logorio dei secoli ed impressionare maggiormente gli storici.
Sono stati trovati mattoni aventi le misure uguali a quelli attualmente fabbricati. Dopo migliaia di anni si sono conservate nella cultura dei popoli tali misure.
Ma il grande patrimonio sumero attraverso i millenni è quello che recita “ogni popolo un dio “. Chiunque fosse coinvolto nella cultura sumera, si fosse avvicinato ad essa o ne fosse influenzato considerava questa impostazione come parte integrante dell’uomo. La partecipazione ad un popolo portava automaticamente ad annoverarsi tra i credenti del Dio adorato.
La religione è il filo conduttore di ogni comunità, il vivere in un popolo obbliga giustamente ad accettare la sua cultura e conseguentemente professare la sua religione.
I Sumeri avendo per ogni città un proprio Dio, erano dei politeisti. Il politeismo fu un grosso aiuto alla crescita della cultura dei popoli, ogni essere umano nasceva dentro un nucleo adoratore di un Dio, ma se per ragioni diverse non si identificava in esso, non era prigioniero di un comportamento culturale, aveva la possibilità di rivolgersi ad una altra divinità ossia ad una altra linea comportamentale più consone alla sua indole.
In tal modo nessun uomo nasceva prigioniero di una cultura, ma la sua scelta, senza essere traumatica, permetteva un maggior travaso comportamentale e conseguentemente questa mobilità culturale permetteva una maggior selezione dei modi di socialità.
La civiltà sumera iniziata nel 4000 a.C., attraversò alcuni periodi di alterne fortune, il primo periodo di crisi si verificò con l’invasione di popoli semitici tra il 3100 ed il 2850 a.C.. In seguito si verificò un’altra invasione semitica tra il 2675 ed il 2600 a. C.
Dal 2093, dal re Shulgi, i re non governarono più in nome di Dio ma essi stessi vennero divinizzati.
Nel 2003 a.C. cessò definitivamente la civiltà sumera causa le invasioni semitiche.
Le popolazioni semitiche, da parte loro, assimilarono i fondamenti del pensiero sumero.
Nel libro sacro degli ebrei, popolo semitico, vi sono, nelle prime parti, dei racconti di avvenimenti e delle citazioni culturali copiate, quasi integralmente, dagli scritti riscontrati nelle tavolette di argilla sumere rinvenute dagli archeologi.
Nel periodo successivo alla fine della cultura numerica, (2003 a.C. ) molti gruppi semitici abbandonarono la Mesopotamia . Tra questi gruppi vi era Abramo, un semita figlio di un sacerdote di nome Terach, esperto in arte divinatorie nella lettura delle viscere degli animali sacrificati.
La grandezza di Abramo fu nell’indicare il suo gruppo ed i suoi discendenti appartenenti ad un popolo, e questo avrebbe avuto un Di come vuole la filosofia sumera.
Leggendo i primi libri della Bibbia si nota la ripetizione, in modo ossessionante, che il popolo ebreo discendente da Abramo ha un suo Dio, nessun appartenente a questo popolo è autorizzato ad adorarne un altro.
In più punti nella Bibbia viene incitato il popolo ebraico ad abbattere gli altri Dei.
Nel Pentateuco si sente l’influenza del pensiero sumero, all’inizio si ammonisce a non adorare altri Dei dichiarando una ostilità doverosa in quanto falsi e perché il popolo ebreo ha firmato un patto con il suo Dio
Conseguentemente se tutti gli altri Dei sono falsi, quello del popolo ebreo è l’unico vero.
Considerato valido il concetto “un popolo un dio”, essendo il Dio ebreo l’unico Dio vero, i discendenti di Abramo sono conseguentemente predestinati ad essere il popolo eletto.
Il far credere ad un popolo l’esistenza di un solo Dio non era un compito semplice.
La naturalezza di credere a diverse entità divine rende l’uomo più duttile e gli permette di abbracciare il modo comportamentale derivante dalla impostazione religiosa dipendente dalla divinità scelta. Nello stesso tempo, appoggiarsi ad un'altra divinità non crea problemi religiosi in quanto nel politeismo tutti gli Dei hanno medesima dignità anche se nell’immaginario umano possono avere diversa potenzialità e considerazione.
Un popolo se si vuole rimanga unito con la sua cultura e sia determinato deve credere in un solo Dio.
In tale modo vi è una unicità di insegnamenti ed imposizioni culturali, diventano meno accettabile le unioni con appartenenti ad altri popoli in quanto creano metodi comportamentali differenti.
Durante il declino della cultura sumera si era affermata la civiltà egiziana, nata 3000 anni a. C.
Come i Sumeri avevano creato la loro civiltà grazie ai due fiumi: il Tigri e l’ Eufrate, così gli Egiziani crearono la loro civiltà grazie alla fertilità dei terreni determinata dall’inondazioni del fiume Nilo.
La loro civiltà creò una ricchezza immensa e si inizio a costruire monumenti e vestigi importanti.
Le loro costruzioni erano in pietra, però questa non è semplice ottenerla, trasportarla ed è difficilmente reperibile.
La ricchezza permise agli Egiziani di aumentare di numero ed ad edificare molte abitazioni. Gli Egiziani passarono nelle costruzioni dall’uso della pietra a quello dei mattoni di argilla.
Dalle zone abitate dai Sumeri giunsero popolazioni versatili nella fabbricazione dei mattoni. La civiltà sumera era finita e gli invasori semitici si spostarono in Egitto.
Tra questi semiti vi erano molti appartenenti al popolo ebreo iniziato da Abramo.
Un uomo della nomenclatura, Mosè, allevato alla corte dei Faraoni, emarginatosi perché balbuziente, riuscì a dimostrare di appartenere al popolo semita addetto alla fabbricazione dei mattoni.
A seguito di una serie di avvenimenti disastrosi, l’economia del popolo egiziano subì una grave crisi, la costruzione di case diminuì e conseguentemente calò il consumo e la fabbricazione dei mattoni.
A capo di questi operai semitici si mise Mosè e li portò alla ricerca di una altra terra. Mosè si impose di creare da questi lavoratori dell’argilla un popolo usando la religione ed il relativo Dio predicato dal capostipite Abramo vissuto circa 600 anni prima. Non fu un compito facile, l’uomo difficilmente accetta una unicità di regolamenti e di impostazione culturale.
Per imporre il monoteismo Mosè riuscì a mantenere con la manna gli operai. I loro figli, nei 40 anni di assistenza, educati dall’infanzia all’unicità culturale di un solo Dio diventarono maggioranza, rafforzando le basi culturali del nuovo popolo.
Mosè dovette ricorrere a stermini di massa uccidendo (Esodo 32) chi non accettava l’impostazione del monoteismo. Questo sta a dimostrare quanti massacri occorre compiere per imporre il Dio unico.
Il monoteismo era necessario perché in tal modo impediva la possibilità di adorare altri Dei, per evitare il crearsi di culture comportamentali differenti.
La differenza delle culture diventa elemento disgregante per un popolo portandolo a scindersi in gruppi diversi seguendo la molteplicità religiosa
Il Dio creato dal monoteismo doveva soddisfare l’immaginario del credente, la impossibilità di cambiarlo era compensata con l’immagine di un essere superiore, giusto, inflessibile verso chi lo tradiva.
La intolleranza divina serviva ad installare un concetto di superiorità al popolo, questo conseguentemente diventava intollerante, duro e vendicativo come il suo Dio, la cui giustizia diventava l’alibi per il comportamento - occhio per occhio- e - dente per dente-.
Il Dio del monoteismo era l’unico depositario della giustizia, e in nome di essa è vendicativo verso coloro che lo negano.
Purtroppo il monoteismo era originario di intransigenza, il politeismo in qualche modo, anche se non in modo eclatante, invece era maggiormente accondiscendente
Tuttavia l’intransigenza non è del tutto negativa, un popolo per poter sopravvivere deve essere combattivo, forte con gli altri e deve trovare una giustificazione anche quando si comporta in modo omicida verso gli avversari.
Nessun popolo e nessuna cultura può esistere se non è in grado di difendersi in modo cruento.
Certamente la difesa può sconfinare nella prevaricazione, anche se vi è una scusante di tipo religioso. Il popolo monoteista, suo malgrado intransigente, potrebbe alimentare l’odio acerrimo dei suoi nemici.
Il monoteismo è certamente il modo migliore per fornire una forza immane di sopravvivenza al popolo che lo professa, tuttavia esiste il rovescio della medaglia, il mai perdonare, ossia la negazione della ricerca di qualche mediazione, porta a problematiche esistenziali.
Se non si accettano gli altri popoli, si determina la convinzione come gli altri esseri umani non possono avere uguali diritti, non appartenendo al popolo di Dio.
La distruzione degli altri Dei può creare una continua manifestazione di opposizione e di odio da parte di altri popoli.
Se la coltura di difesa di un popolo; alimentata da un giustificato motivo e plausibile concetto di superiorità; è continuamente applicata, alla fine può portare alla distruzione del medesimo condizionato da una religione intransigente.
Questo problema affiorò nel popolo ebraico. Questi dovette giustamente, per difendere la sua assoluta integrità, combattere in continuo fino ad essere assoggettato dall’impero romano.
Nello scontro tra le due culture romana ed ebrea si evidenziò il problema della intransigenza religiosa quale aspetto negativo.

Parte seconda IL DIO MITRA


Il popolo romano era sorto circa 600 anni dopo Mosè.
I romani alla loro origine erano l’unione di persone che vivevano di rapine e fondarono una città a cui fu dato in tempo successivo il nome di Roma. La loro indole era la depredazione.
L’uomo per migliorare la sua esistenza era normale cercasse di depredare agli altri uomini non solamente quello fornito dalla natura, ma anche i prodotti ottenuti con l’intervento manuale.
La depredazione però originava alcuni inconvenienti. La rapina determinava una reazione da parte di chi era privato di quanto possedeva e si creavano situazioni cruente, il cercare di privare altri uomini dei beni diventava pericoloso.
I romani adoperarono sovente la forza per conquistare gli altri popoli, la loro vera forza era però la trattativa e la mediazione. La cultura latina è una cultura di rapina, però il suo grande bagaglio fu la mediazione ed a questa forse ottenne maggiori risultati che con il gladio. La mediazione intesa come allargare ad altri la divisione del bottino. Quando si compie una rapina questa non viene mai fatta in nome di una religione ma in nome dei partecipanti. La rapina è fruttifera se partecipano tutti coloro che la possano agevolare. Meglio dividere qualcosa con altri che dividere niente in pochi. Questo è il bagaglio culturale lasciatoci dal mondo latino.
Quando la cultura romana e quella ebrea si incontrarono, risultò evidente la differenza. La conquista di Israele da parte dell’impero romano avvenne nel 63 a. C.
La mediazione dei romani era vincente, non è con “l’occhio per occhio” che si formano gli amici.
I romani avevano tanti nemici ma con la loro tolleranza avevano anche tanti amici più o meno comperati
Tra la classe dominante ebrea si incominciò a capire come con la tolleranza (ossia con la mediazione) ed il perdono si poteva ottenere di più. Tale idea trovò dei sostenitori e qualcuno la radicalizzò estremizzandola. La mediazione trasformata in perdono non come complemento ai rapporti umani ma come momento trainante.
Dopo 90 anni di occupazione romana dei territori dove viveva anche il popolo ebreo vi fu la predicazione di Gesù. Questi si dichiarò figlio di Dio (non poteva dichiararsi Dio perché secondo gli ebrei ve n’è uno solo) è incominciò a predicare il perdono e l’altruismo.
Gesù era di stirpe reale, di grande capacità ed intelligenza (vedi i colloqui intavolati da fanciullo coi sacerdoti del tempio) con il suo carisma e le sue doti sopranaturali ebbe un grande seguito tra gli ebrei.
Il suo insegnamento allarmò la classe dirigente ebrea. Essa non era preparata a questo nuova impostazione religiosa-culturale, era impaurita, se si incominciava ad usare il perdono e l’accettazione della prevaricazione altrui si incamminava sulla strada di diminuire le proprie difese.
Il nuovo credo poteva avere un risvolto dirompente in quanto era agli antipodi del credo religioso fino ad allora predicato. Il nuovo credo era estremista (come tutte le idee rivoluzionarie) ma con i dovuti accorgimenti avrebbe potuto dare una copertura, anche parziale, ad un modo comportamentale necessario nel mondo creato dall’impero romano.
I romani avevano dimostrato come l’integralismo non era più sufficiente a salvare un popolo. Gli ebrei erano condizionati e prigionieri della loro convinzione religiosa di essere il popolo eletto, non per merito proprio ma per essere il popolo dell’unico vero Dio esistente.
Il potere ebraico fu assalito dalla paura e fece uccidere Gesù. e grazie all’aiuto dei romani.
Gesù predicò solo al popolo ebreo perché riteneva come il messaggio basato sul Dio unico non potesse essere capito dagli altri popoli. Inoltre la sua predicazione serviva solo a mitigare una impostazione culturale del popolo ebreo, situazione non ripetibile negli altri popoli
I seguaci di Gesù, dopo la sua morte, continuarono a predicare il nuovo concetto. Non si può vivere isolati dagli altri popoli culturalmente trincerati dalla sicurezza di essere i figli prediletti dell’unico Dio.
Tra i primi persecutori di questo nuovo credo vi era Paolo, questi era un ebreo di bassa statura con un genitore romano. I problemi della sua statura e di essere per metà ebreo e per metà romano gli davano una forte carica psicologica, questa spiega il suo cambiamento repentino da persecutore a diffusore del nuovo credo di Gesù.
Gli ebrei erano freddi verso il nuovo insegnamento, anche perché presentava il fianco a molte critiche. Perdonare a chi ti fa del male può al principio apparire un metodo contrario alla sopravvivenza della natura della vita.
Paolo incominciò a predicare anche ai non credenti nel monoteismo ossia adoranti un loro Dio, tollerando chi seguiva gli altri, senza considerarsi diversi o superiori per questioni religiose.
La superiorità in tutti i popoli viene suffragata dalla possanza, dalla forza, dalla ricchezza, dal numero ma mai nessuno si sentiva superiore perché era servo di un Dio.
L’insegnamento della predicazione del Cristianesimo verso i non monoteisti sviluppò maggiormente alcune tematiche. Il concetto che Dio potesse essere figlio creava un nuovo tipo di deificazione. L’uomo non più deificato per captazione ma per discendenza. Assurgeva nell’immaginario degli uomini di essere figli di Dio e pertanto tutti uguali perché aventi i medesimi diritti per nascita.
L’impero romano perseguitò i cristiani, anche se per motivi diversi della persecuzione ebraica. Le persecuzioni erano giustificate in quanto i cristiani non accettavano la divinità dell’imperatore. Questa scusante era ridicola perché anche gli ebrei non sacrificavano all’imperatore eppure non erano perseguitati.
La vera ragione della colpa dei cristiani era perché predicavano il perdono delle ingiustizie, delle offese e delle prevaricazioni in quanto il prossimo era un fratello perché gli uomini sono tutti figli di Dio.
Ma se gli uomini sono tutti figli di Dio, ossia fratelli, la schiavitù non poteva esistere. Se non era più accettato il concetto di schiavitù saltava tutto il sistema economico, specialmente nella penisola italica dove il lavoro era svolto da centinaia di migliaia di schiavi.
Nel 91 a.C. la città di Corfinium venne nominata capitale federale di tutti i popoli italici della penisola (eccetto l’Etruria e l’Umbria) ribellatisi a Roma perché stufi di essere spremuti con le tasse e le leve militari. Questa confederazione fu soffocata da un massacro per tutta la penisola e dalla promessa di dare la cittadinanza romana a quelli che non si erano ribellati e giuravano fedeltà a Roma.
Questa operazione di dividi ed impera mise a tacere i popoli italici i quali ormai non servivano a creare ricchezza la quale era procurata da un numero immenso di schiavi.
La penisola italica rigurgitava di schiavi e nel 136 a.C. un siriano, Euno, aveva capeggiato una rivolta in Sicilia coinvolgendo circa duecentomila schiavi, dopo aver massacrato i cittadini di Enna e di Agrigento, fu sconfitto e preso prigioniero con settantamila ribelli. Non avvenne alcuna punizione oltre i ventimila schiavi trucidati in battaglia, perché in quel periodo gli schiavi avevano un grande valore e dispiaceva subire una perdita economica con la loro morte.
In seguito gli schiavi aumentarono in numero vertiginoso e calò il loro prezzo, al mercato di Delfo si commerciavano migliaia di schiavi al giorno.
Nel 73 a.C. Spartaco, iniziò una rivolta e lanciò un appello ai milioni di schiavi stanziati nella penisola ed a capo di un enorme esercito sconfisse le legioni di Roma, le sue forze si divisero; una fu sbaragliata nel meridione della penisola mentre Spartaco, sconfisse tre eserciti, andò in Padania e ritornato in Lucania venne sconfitto.
Artefici di questa vittoria romana furono i due generali Pompeo e Crasso. Da questo atto inizia tutta la storia contemporanea. Per evitare future rivolte si conferì un esempio come deterrente. Il prezzo degli schiavi era calato pertanto tutti i sopravvissuti dei compagni di Spartaco furono giustiziati, impiccati, crocifissi, storpiati e legati agli alberi lungo tutta la via Appia. Tale macello fu traumatico e sostanzialmente pose termine a qualsiasi iniziativa di ribellione, da quel momento gli schiavi seguirono altre linee non cruente per cercare la libertà.
Questo rende comprensibile perché la predicazione di Paolo ebbe molto successo nella penisola italica.
I popoli non composti da schiavi avevano culturalmente il concetto di libertà e non era necessario abbracciare un credo così avvolgente come il monoteismo, invece per i milioni di schiavi italici il Cristianesimo fu un nuovo modo di cercare la libertà fisica a scapito della libertà dell’animo.
L’impero romano divenne sempre più esteso appoggiando il suo potere sull’accordo e sulla mediazione. Dopo il periodo monarchico a Roma il comando venne conferito a due consoli eletti. In tal modo si accontentavano le due fazioni in cui poteva dividersi l’elettorato romano. I consoli venivano eletti annualmente per dare modo a molti di arrivare a soddisfare l’ambizione del comando. La durata di un anno non permetteva di creare la mentalità della politica considerata una professione fissa.
Ma le votazioni romane avevano creato nei secoli un grave problema, il voto in cambio di benefici. I romani vendevano il proprio voto; per essere eletti occorreva andare per il mondo a rubare attraverso la conquista; ritornare a Roma e usare le ricchezze per comperare i voti dei cittadini. La durata di un solo anno del potere non poteva permettere di rubare la cifra spesa per comperare i voti.
Una democrazia non può esistere se gli eletti non hanno il tempo di appropriarsi quanto hanno speso per ottenere i voti.
Dopo aver domato la rivolta degli schiavi di Spartaco da parte di Crasso e di Pompeo, questi assurse a grande potere e popolarità.
L’incontro con la cultura dei popoli di oriente insegnò ai romani il concetto del potere totale in possesso ad un solo uomo.
La politica democratica romana attuata fino al 70 a.C. non permetteva la gestione del potere, neanche per coloro eventualmente in buona fede.
Da Pompeo, seguendo la mentalità della mediazione, nacque il primo Triumvirato, esso fu l’accordo di tre persone per gestire il potere. La gestione del potere di una entità così enorme come l’impero romano era possibile solo attraverso persone con provate capacità. Nel primo periodo i triumviri si aggiudicarono lo sfruttamento di terre da conquistare, poi nel 52 a.C. Pompeo venne nominato console unico.
Ma la sete di potere da parte di chi è a capo di eserciti non si può gestire con il voto. La ragione era che non si poteva rubare per tutto il Mediterraneo per comperarsi i consensi.
Il 10 gennaio 49 a.C. Giulio Cesare, attraversando il Rubicone, prese la seguente decisione: se il potere si basava sulla ricchezza ottenuta con la forza per pagare i voti, tanto valeva usare la forza per conquistare direttamente il potere e saltare il passaggio del voto dei romani.
In quel giorno nacque l’impero Romano e l’autorità impersonata dall’imperatore.
In principio, per non traumatizzare il popolo, i successori di Cesare ebbero la potestà tribunizia a vita, si creò il cosiddetto principato sotto Caligola trasformandolo in una monarchia di stampo ellenistico-orientale con conseguente divinizzazione dell’imperatore
Gli imperatori romani non eletti dal popolo dovevano cercare una legittimazione al loro potere. Si copiò dall’oriente dove i sovrani avevano il potere dal Dio, anzi si stabilì che l’imperatore era egli stesso una divinità.
Pompeo mise le basi dell’impero romano ed involontariamente mise anche le basi religiose alla legittimazione degli imperatori.
Secondo Plutarco Pompeo, nel 67 a. C., catturò alcuni pirati cilici e questi portarono a Roma il culto del dio Mitra. Tale divinità era di origine indoiranica, nel dualismo delle religioni orientali Mitra era il dio che aiutava il bene a combattere il male. Già nel 400 a. C. il dio Mitra era stato invocato dall’imperatore Ciro. Questo Dio era assimilato all’idea militare del Sole invitto, il culto ebbe una grande espansione in Roma . Nerone si fece iniziare ai misteri del dio Mitra, le legioni provenienti dall’Asia Minore contribuirono a diffondere la religione. Il culto del dio Mitra ebbe successo specialmente negli ambienti militari e si espanse fino in Brittania. Dal 200 d. C. tale religione divenne dominante nell’impero romano.
Il dio Mitra era identificato col Sole, secondo la predicazione, sgozzava un toro e dal sangue dell’animale nasceva la vita, alla fine del mondo questo sacrificio avrebbe conferito l’immortalità. L’aspettativa della immortalità, dopo la fine del mondo, era componente essenziale del mitraismo. I fedeli venivano iniziati secondo sette gradi corrispondenti ai pianeti.
Il culto si svolgeva originariamente in grotte naturali e poi in santuari detti mitrei. Il significato simbolico del luogo è abbastanza evidente, il Sole, ossia il Dio Mitra, sembrava sprofondare al tramonto nella montagna e da questa sembrava sorgere al mattino. Il Sole, secondo la religione mitrea, durante la notte riposava in una caverna.
I mitrei in seguito furono costruiti in muratura, ma ricordavano sempre la caratteristiche delle grotte naturali. I riti sacri comportavano alla fine un banchetto e si immolavano bestie per avere la carne, si mangiava pane e si beveva vino ed acqua.
Le caratteristiche di religione iniziatica, la ricchezza e la complessità della dottrina, le idee di salvezza e di immortalità furono la spinta alla diffusione raggiungendo il suo culmine nel 300 d. C. Questa religione veniva dall’oriente dove il potere del monarca non veniva dal consenso del popolo ma era la divinità a legalizzare il potere.
Maggiormente il Dio era potente, venerato ed adorato maggiore era il potere conferito. Se il Dio era totalizzante il potere del monarca era assoluto.
Ma se il potere avveniva da Dio nasceva la domanda nel sistema politeistico: quale Dio ha il diritto di concedere il potere ? A Roma vi erano centinaia di divinità. La religione del dio Mitra era la più qualificata per unificare il culto del popolo romano.
Il dio Mitra aveva le credenziali per essere considerato unico perché rappresentava il Sole, tale religione riduceva il tutto alla lotta del bene contro il male e conseguentemente i fedeli erano sempre dalla parte del bene.
L’immortalità era un premio enorme per i fedeli e non aveva nessun costo per chi lo predicava, perché veniva fornita dopo la morte quando nessuno poteva ritornare a reclamare il mantenimento dei patti. L’esercito, i funzionari, i potenti capirono la potenza di questo credo ed abbracciarono in massa questa religione.
La religione del dio Mitra, divenendo religione dell’impero, si arrogava il diritto di essere la depositaria del potere. Essa sola aveva in definitiva la possibilità di proclamare la divinità dell’imperatore, era la garanzia dell’assolutismo imperiale. Conseguentemente gli imperatori e l’apparato di potere appoggiarono la casta sacerdotale del dio Mitra.
Il potere assoluto si alimentava da solo. Il potere imperiale elargiva ricchezze alla classe sacerdotale del dio Mitra, con la costruzione dei mitrei.
Con l’avvento di questa impostazione religiosa derivante dall’oriente, la cultura latina fece un salto di qualità, e si cercò di instaurare una sola religione con un solo Dio.
Il centralismo religioso è la base indispensabile per il centralismo del potere.
Però per mantenere il potere atto alla conquista ed allo sfruttamento degli altri popoli era necessaria la forza, questa si esprimeva con uomini armati. Se i territori da governare sono immensi occorrono tanti armati rispetto al numero dei componenti del popolo dominante. Un esercito comporta sempre dei problemi in quanto non tutti hanno la voglia di immergersi nella vita militare.
Le generazioni di persone nate in società usufruenti, anche di riflesso, del benessere derivante dalla depredazione verso altri popoli, abituate dalla tranquillità acquisita di non subire aggressioni sono poco propense ad arruolarsi militarmente. Così Roma dovette ricorrere agli uomini di altri popoli per formare i propri eserciti, in tal modo all’esercito venne a diminuire lo spirito di sacrificio ed aumentò l’esosità del compenso richiesto per la prestazione militare.

Parte terza COSTANTINO IL GRANDE


Nel 300 d. C. Roma aveva 79 legioni con oltre 900.000 soldati.
Il mantenimento dell’esercito creava dei problemi economici, in quanto il medesimo assorbiva quasi totalmente la ricchezza prodotta con il suo compito di conquista, di difesa dell’impero e di sottomissione dei popoli sfruttati. Inoltre gli eserciti, non erano più controllati culturalmente in quanto i soldati non appartenevano etnicamente al popolo che li aveva arruolati, diventavano fonte di potere.
Numerosi imperatori vennero imposti dagli eserciti, perché essi erano consapevoli della loro forza, non più gestita in nome di altri ma in nome proprio.
Il pensiero latino aveva un grande bagaglio culturale; l’abilità di sintesi e di lungimiranza vennero messi a frutto per risolvere il problema.
L’impero romano era nato dalla cultura dello sfruttamento creato sia con la forza sia con la mediazione dialettica. Roma, per un destino segnato nel suo dna, ha il compito di vivere di sfruttamento. Si capisce la grandezza della cultura latina da come veniva risolto il problema dello sfruttamento dei popoli.
Roma aveva l’abilità nel mediare con altri popoli per il dominio, ma grazie alla grandezza della cultura latina, riuscì a mediare anche al suo interno e risolvere il problema dello sfruttamento degli altri con nuovi mezzi.
L’aiuto venne dalla Religione combattuta dal potere romano.
Il Cristianesimo con il suo affermare come siamo tutti figli di Dio, e conseguentemente fratelli ed uguali, aveva creato problemi sulla legittimità della schiavitù.
Ma nella lungimiranza dei primi predicatori del Cristianesimo si era evidenziato ed ampliato il concetto del perdono. Non si poteva dichiarare il concetto di libertà e la non liceità dello schiavismo in quanto figli di Dio e portare i fedeli alla esasperazione. La esasperazione portava alla ribellione armata e si faceva la fine di Spartaco.
I primi predicatori cristiani dovettero rispolverare ed enfatizzare il concetto del perdono e dell’accettazione della prevaricazione, perdono predicato da Gesù per salvare il popolo ebreo. Gesù aveva predicato il perdono perché aveva capito come l’intransigenza e la negazione della mediazione (parente del perdono) avrebbero portato il popolo ebreo alla sua sconfitta totale. Egli intuì come l’intransigenza totale avrebbe disperso gli ebrei. Ma tale predicazione aveva un altro scopo ed un altro significato per come fu usata a Roma.
I primi pastori cristiani per mantenere calmi i propri fedeli e non spingerli ad un inutile genocidio dovettero valorizzare il concetto del perdono in modo da trattenere le giuste aspirazioni dei fedeli di sentirsi tutti uguali Gli evangelizzatori grazie a questa grande filosofia riuscirono a portare in avanti questa meravigliosa. religione. Essi dimostrarono come si può tenere a freno la popolazione non con le armi e con la forza ma immettendo il concetto etico della coscienza in ogni uomo. Questa coscienza insita a combattere la prevaricazione (in quanto questo sta scritto nel dna dell’uomo), condizionata a perdonare in nome di un mondo futuro e felice in cui si sarebbero abolite le ingiustizie. Nel 312 Costantino attraverso una solita guerra tra eserciti romani riuscì a farsi eleggere imperatore di Roma. Egli fu poi chiamato giustamente il Grande. Costantino capì come con gli eserciti non si sarebbe più mantenuto l’impero di Roma. Le legioni, simbolo del potere della prevaricazione invincibile del potere latino, erano diventate troppo costose, creatrici di odio verso l’impero e si erano ridotte a combattersi in una lotta di bande armate per permettere ai loro capi di raggiungere il trono imperiale.
I popoli non si dovevano mantenere sottomessi con le armi ma essi stessi dovevano imporsi la schiavitù con il sistema denominato “ fai da te“.
La potenza del Cristianesimo fu capita da Costantino, gli uomini dovevano avere la coscienza di cercare un mondo senza prevaricazioni, dovevano saper perdonare capendo come le ingiustizie erano solo una componente del grande disegno di Dio. L’imperatore diventava legittimo collettore finale della ricchezza di tutti i popoli non perché depositario della forza ma perché Roma era depositaria del verbo del Dio della pace. Se si riusciva ad indottrinare con il Cristianesimo tutti i popoli dell’impero ed oltre non vi sarebbe stato necessità degli eserciti ma solo predicatori. Ogni uomo sarebbe diventato soldato di guardia verso se stesso nel difendere il giusto potere di Roma. Potere non basato sulle spade ma sulla parola (i latini di parole ne avevano tante e sapevano usarle).
Era più facile per il potere arruolare persone eloquenti invece di assassini. Inoltre i predicatori non sarebbero mai stati un pericolo, perché privi di eserciti non avrebbero avuto la capacità di invadere Roma.
Era sufficiente espellerli è negargli il carisma di apportatori della parola.
Costantino aveva letto e capito il Vangelo di San Giovanni che inizia con “ In principio era la parola”.
Ecco il sogno di Costantino, poi avveratosi ed esistente ai nostri giorni, Roma centro del mondo come raccoglitrice di potere e delle ricchezze derivate dallo sfruttamento.
Costantino il Grande, con decisione manageriale, nel 313 attraverso l’editto di Milano, conosciuto come tale mentre invece era stato solo una informativa a tutti i prefetti, dichiarò il Cristianesimo religione dell’impero e si accinse a mettere ordine nel Cristianesimo dove non tutti collimavano nella predicazione. Convocò il concilio di Nicea (325 d.C.) per stabilire un congresso per fornire le linee della predicazione in modo da dare centralismo alla religione.
In quel periodo vi era un religioso “ Ario “ il quale sosteneva l’umanità di Gesù essendo questi non figlio di Dio.
Costantino nel concilio di Nicea fece condannare tale predicazione diffusa tra i fedeli. Trovata una religione predicata da un Dio, si dichiarava che questo non lo era.
Costantino sapeva quanto è difficile convincere come un predicatore di una filosofia religiosa potesse essere Dio, ma era assurdo e antieconomico come una religione, possedendo questa meravigliosa prerogativa sostenuta da oltre 200 anni, volesse tornare indietro e trasformare il suo Dio in uomo. Con il Concilio di Nicea non permise lo spreco di questo bagaglio. Egli presiedette il Concilio senza mai prendere la parola, anche perché non era cristiano, (si fece battezzare in punto di morte). Costantino era adoratore del dio Mitra come tutta la nomenclatura romana, la religione cristiana sponsorizzata era per abbindolare il popolo, non per lui.
Il Cristianesimo permetteva di creare un nuovo metodo per poter continuare il dominio sull’impero romano, ai soldati armati si sostituivano i predicatori della nuova filosofia religiosa comportamentale.
Costantino fu l’iniziatore di questo trasformazione e a lui si deve se essa ebbe inizio in modo razionale.
Con il Concilio di Nicea si iniziò la evidenziazione del messaggio di perdono e di accettazione. Con questo nuovo modo di governare la ricchezza poteva defluire nuovamente verso Roma, non più padrona del corpo degli uomini ma padrona delle loro anime.
L’abilità di Costantino fu di non liquidare la religione del Dio Mitra. Egli capì l’impossibilità di togliere il potere ad una nomenclatura sacerdotale, questa comunque aveva legittimato il potere imperiale di Roma nella veste del suo imperatore, dandogli il carisma di divinità.
Al di là dell’intuizione di sfruttare i popoli e condurli, Costantino si rivelò un grande per come riuscì a conglobare la religione del Dio Mitra e convincere la casta sacerdotale a non ribellarsi al cambiamento necessario. Egli riuscì a far comprendere alla classe sacerdotale di Mitra come la religione doveva abbandonare il suo compito di collocarsi tra la gente come momento di vita, ma doveva assumere il compito di coinvolgere, modellare, creare e sostenere la politica come potere. Ne era esempio la religione ebrea, che formava un popolo attraverso l’immersione totale degli uomini in una visione avvolgente della vita.
Per poter accelerare i tempi e affinché il progetto fosse istradato stabilmente, con il minor numero di intralci, riuscì a fondere le due religioni: la Cristiana e quella Mitraica. Egli fu il grande mediatore tra le due caste sacerdotali.
Il processo di fusione fu il frutto della sintesi della cultura latina creata nella scuola del pensiero romano.
Per primo fece accettare ai sacerdoti del dio Mitra la necessità di una sola religione con un solo Dio per gestire i popoli. Un solo Dio perché anche uno solo era l’impero romano, ed uno solo doveva essere il centro di sfruttamento, la centralità di Roma ed il suo destino di comando dovevano essere eterni.
Il Cristianesimo aveva questa caratteristica di monoteismo, solo questa religione aveva in se quei segni di intolleranza totale verso qualsiasi altra forma di divinità. Tutte le altre religioni sul mercato romano invece si combattevano tra loro magnificando ciascuna i propri Dei, ma nessuna era drasticamente contro tutte le altre divinità.
In fondo ogni casta sacerdotale aveva una più o meno velata tolleranza verso gli altri, la mediazione romana aveva influenzato anche le religioni. La sopravvivenza della centinaia di fedi nell’impero romano erano improntate sul vivi e lascia vivere.
Costantino voleva valorizzare il concetto del verbo cristiano di saper perdonare, egli stabilì la conservazione del Dio cristiano; non solo ma conservare la divinità del suo predicatore in quanto Figlio di Dio.
Il dio Mitra rappresentava il Sole, e pertanto già aveva in se i germi dell’unicità. Tale Dio era considerato abitante delle caverne dei monti, le fiere e specialmente i pipistrelli frequentatori delle grotte erano considerati sacri. Il Dio cristiano non aveva questi ridicoli orpelli.
Tutta la dialettica cristiana ebbe il sopravvento anche perché la fede cristiana era entrata nell’immaginario del popolo.
E’ lungimiranza politica, quando un popolo abbraccia una fede od un pensiero questo deve essere assorbito dai dominanti ed usato per conservare il potere fino a quando il popolo non si accorga di essere nuovamente abbindolato. Il disegno di Costantino era di mantenere il popolo in una religione, non permettergli di deviare perché il cambiamento di fede in una religione od in un pensiero determina sempre dei sconvolgimenti nel sistema di sfruttamento dei popoli.
Praticamente la casta sacerdotale mitrea assorbì in pieno la cultura cristiana ma ebbe delle controparti.
In primo Costantino, iniziato ai misteri del Dio Mitra, si fidava maggiormente della casta sacerdotale mitrea, pertanto la struttura gerarchica della chiesa cristiana assorbì tutte le gerarchie della religione mitrea.
Titoli, divisioni territoriali, chiese, paramenti sacri, capelli, mitra si sarebbero usati quelli del Dio Mitra. L’esteriorità fu presa tal quale dal Dio Mitra, il simbolo della religione fu quello della croce come sanzionato dal Concilio di Nicea. Persino il titolo di pontifex maximus di pertinenza all’imperatore, in quanto capo della religione mitrea, venne accettato dai cristiani.
La religione cristiana essendo una religione tollerata, nascosta, perseguitata e non avendo mai gestito il potere, non aveva luoghi di culto decenti ed allora furono usati i mitrei come chiese. Infatti tutte le chiese costruite nei secoli successivi hanno il fondo curvo a modo di caverna, perché la caverna era il luogo sacro al mitraismo.
La religione Cristiana e quella Mitrea, essendo tutte due originarie dall’oriente avevano molti punti in comune; ad esempio l’immortalità dell’anima ed i riti con il pane ed il vino. Nei riti mitrei vi era anche la carne e l’acqua, ma la carne venne abolita in quanto nella celebrazione si usò il rito cristiano dove la carne ed il sangue sono gia creati per transustanziazione. I cristiani accettarono l’uso dell’acqua come facente parte del rito anche se in piccola quantità e come atto di minimizzazione fu adoperata essenzialmente come lavacro.
Vi fu un accordo per le festività religiose.
Si accettò, anche per venire incontro al popolo, di usare la settimana come frazionamento del computo del tempo e come scadenziario del giorno festivo.
Il giorno festivo doveva avere lo scopo principale per permettere la predicazione del clero predisposto affinché costantemente fosse mantenuta la religiosità del popolo. La predicazione settimanale aveva lo scopo di allontanare eventuali deviazione religiose in quanto le medesime sono sempre foriere di cambiamenti politici.
Il concetto era che se gli uomini diventano guardiani di se stessi sostituendosi alle legioni romane, dovevano come tutti i soldati compiere un allenamento. Il giorno festivo doveva diventare il periodo in cui la classe predisposta alla predicazione avrebbe allenato culturalmente i nuovi schiavi.
In cambio della scadenza settimanale delle feste secondo la Chiesa Cristiana furono accettati i nomi dei pianeti per indicare il nome dei giorni, rispettando così i cicli iniziatici dei fedeli del Dio Mitra, infatti essi avvenivano secondo setti gradi corrispondenti ai pianeti.
I cristiani, in ossequio alla Bibbia, festeggiavano il Dio al sabato, nell’accordo fu stabilito di usare come festa la domenica in quanto è il giorno sacro al dio Sole (Sunday il giorno del sole). Per i cristiani, avendo imposto il loro Dio e la magicità del loro rito, era giusto accettare le cose secondarie ed i rituali esterni fossero conservati quelli del dio Mitra.
I patti sono stati mantenuti nei secoli. Mille anni dopo si costruivano le abbazie con i fregi esterni raffiguranti pipistrelli sacri al dio Mitra. Ancora una volta si verifica la grandezza della mediazione latina, specialmente quando gli intenti finali sono concomitanti: lo sfruttamento del popolo.
Furono stabilite due feste principali una estiva ed una invernale. Nel pieno dell’ estate vi era già la festa dell’imperatore, agosto era il mese dedicato all’imperatore Augusto con la festa al giorno 15, due giorni dopo il 13 giorno dedicato a Diana e festa di tutti gli schiavi. Il ferragosto era la festa di libertà di tutti gli schiavi. Ecco perché i latini, per ragioni genetiche, sono molto sensibili a questa festa.
Le due feste principali furono divise equamente tra le due religioni: Per la festa della nascita del Dio si scelse la data della nascita del Dio Sole. La religione del Dio Mitra aveva assorbito la festa celtica del 25 dicembre.
I sacerdoti antichi erano versatili in astronomia. Questo era necessario perché lo studio delle stelle permetteva di individuare i periodi stagionali per stabilire i tempi per la lavorazione della terra.
L’inverno è la stagione considerata più deleteria, il maggior nemico è il freddo che aumenta causa al diminuire del tempo di esposizione del sole all’orizzonte.
Al solstizio di inverno (21 dicembre) i sacerdoti druidi avvertivano le popolazioni del termine del periodo in cui il sole sorgeva sempre più tardi. Davano 4 giorni di tempo per avvertire le popolazioni e al 25 di dicembre si festeggiava la rinascita del sole.
Ecco perché il 25 dicembre è considerato il giorno della nascita del Dio Sole. La seconda festa venne lasciata ai cristiani per festeggiare la risurrezione di Gesù dopo la sua morte. La resurrezione è una festa maggiore della nascita perché è il suggello della divinità di Gesù. Non Dio per consacrazione ma per motu proprio.
Questa festa era calcolata, secondo la cultura ebraica, sul computo del tempo secondo il moto lunare. Conseguentemente la Pasqua è sempre variabile rispetto al calendario solare dei romani. Fu conservato il calendario romano solare perché il tempo era considerato una funzione pubblica utile alla amministrazione dell’impero. I mesi conseguentemente continuarono ad avere le denominazioni precedenti ed a conservare il nome delle divinità a cui erano consacrati.
I Cristiani non si lamentarono perché nella trattativa non potevano ottenere di più. Costantino, consolidata la nuova religione cristiana, intervenne nelle dispute tecnico religiose affinché questo nuovo soggetto religioso non trascurasse il compito per cui era stato